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Un sacerdote diocesano e "paolino" verso gli onori dell'altare  

 
 

Testimonianza da: Luce di Vangelo N.34 - Teresa Mori e Loretta Dal Molin Ricordo di quei giorni - T. Mori - N. 38 febb.2017

Foto a sinistra
da Telepace ore 9
11.febb.2009

Celebrazione
eucaristica del
Servo di Dio
Don Bernardo
Antonini

appartenente all'Istituto
di Gesù Sacerdote
fondato dal
Beato Don Alberione


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Un sacerdote diocesano e "paolino" verso gli onori dell'altare

venerdì, 12 dicembre 2008 Preparato da Don Domenico Cascasi, SSP

Il prossimo 11 febbraio 2009, che ricorda la prima apparizione della Madonna di Lourdes, alle ore 9, nella parrocchia di San Luca, Verona, con una Concelebrazione Eucaristica, avrà inizio l’apertura del processo diocesano per la beatificazione e la canonizzazione di Don Bernardo Antonini, di cui riportiamo brevemente alcuni dati biografici, consigliando a tutti la lettura della sua biografia.

Egli nacque a Cimego (Trento) il 20 ottobre 1932. Era ancora piccolo, quando la famiglia si trasferì a Raldon (Verona). Nel 1942 entrò nel seminario diocesano di Roverè Veronese e fu ordinato sacerdote il 26 giugno 1955. Esercitò il primo ministero come vicario parrocchiale a S. Michele Extra (Verona). Nel 1962 ottenne la laurea in lingue e letterature straniere moderne all’Università Cattolica e due anni dopo, la Licenza di Dogmatica a Venegono. Nel 1975, ottenuta la licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma, divenne docente di tale disciplina presso lo Studio Teologico di San Zeno di Verona e all’Istituto S. Pietro Martire. La mano di Dio era su di lui e lo stava guidando per ben altre vie apostoliche, che forse don Bernardo neanche sospettava.

Nel 1977 entrò nell’Istituto “Gesù Sacerdote” e incontrò don Stefano Lamera, delegato dell’Istituto, a cui confidava le sue iniziative e le sue ansie apostoliche.
Don Bernardo, a contatto con la Famiglia Paolina, pur rimanendo fortemente legato alla Diocesi e all’obbedienza al proprio Vescovo, formava il suo cuore su quello di Paolo, cioè sulla centralità di Cristo e sull’urgenza di portare il Vangelo a tutto il mondo di oggi e con i mezzi di oggi. In lui cresceva di giorno in giorno quella tenerissima devozione per Maria, madre di Gesù, che egli amò e pregò in tutta la sua vita. La svolta sovietica con l’avvento di Gorbaciov, portò don Bernardo a Mosca, come studente dapprima (dal 2 luglio 1989), ma subito si rivelò un grande missionario.

Offrì la sua disponibilità al nunzio Mons. Francesco Colasuonno, poi a Sua Ecc. Tadeusz Kondrusiewicz. Fu rettore e fondatore del Seminario “Regina Apostolorum”; insegnante di Sacra Scrittura, conferenziere instancabile, fondatore e direttore del giornale Svet Evangelia, dell’Istituto Teologico “San Tommaso d’Aquino”. Desideroso di aiutare e svolgere l’apostolato nelle Chiese più povere e prive del necessario, con il permesso del suo vescovo Padre Flavio Roberto Carraro, vescovo di Verona, don Bernardo il 16 agosto 2001 passò, come Vice-Rettore del seminario e Vicario Episcopale per la Pastorale, al servizio di Sua Ecc. Jan Pawel Lenga, a Karaganda, nel Kazakhstan, dove il 27 marzo 2002 la sua stola bianca sacerdotale si posò… sulla salma priva di vita, che oggi riposa nel cimitero di Raldon (Verona). Ma, siamo certi, egli, don Bernardo, già contempla il Risorto, della cui risurrezione fu un grande testimone nella “Santa Russia”.
Non sembri esagerato se diciamo che don Bernardo è stato un sacerdote diocesano, la cui “vocazione paolina” nell’Istituto Gesù Sacerdote ha arricchito il suo cuore della stessa passione per Cristo e per le anime che hanno avuto san Paolo e il beato Alberione.
Quanti fossero in possesso di lettere o documenti di don Bernardo o, avendolo conosciuto, potessero testimoniare della sua vita devota, o addirittura avessero ricevuto grazie per sua intercessione, sono vivamente pregati di trasmetterne documentazione autografa al Postulatore don Giuseppe Vantini, Parrocchia San Luca, Corso Porta Nuova 12 – 37122 Verona.

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da: PAULUS

Mons. Bernardo Antonini
Protonotario Apostolico
* Cimego (TN) 20-10-1932 + Karaganda (Kazakhstan) 27-03-2002

Mons. BERNARDO ANTONINI e l'Istituto «Gesù Sacerdote»

Don Bernardo Antonini, sacerdote della diocesi di Verona, missionario in Russia e nel Kazakhstan, membro della Famiglia Paolina nell'Istituto Gesù Sacerdote", nel 1991, dovendo fare la professione perpetua dei Consigli evangeli, annotava quali erano le motivazioni che lo inducevano ad entrare nell'istituto fondato da don Alberione.

Ragioni della professione perpetua

Dei consigli evangelici nell'Istituto "Gesù Sacerdote", aggregato alla Società San Paolo, e della promessa speciale di fedeltà al Papa:
1 Per il valore intrinseco dei voti semplici di obbedienza, di castità perpetua e di povertà:
* a lode della SS. Trinità:
* per una consacrazione più intima col Dio Vivente, Padre. Figlio e Spirito Santo:
* come dono-impegno personale di totale sequela di N. S. Gesù Cristo;
* per una maggiore santificazione mia e del mio prossimo:
* per tendere alla perfetta "carità pastorale" in cui si attua la santificazione del presbitero (cfr.Presbyterorum Ordinis, tiri. 12-14):
* per una maggiore efficacia nel ministero pastorale; per un legame più profondo di obbedienza soprannaturale e di collaborazione filiale col mio Vescovo.

Per una ricchezza spirituale che mi viene in vita e dopo morte con l'appartenenza alla Famiglia Paolina (sarò ricordato e suffragato in tutto il mondo dai membri dei dieci rami della fondazione dei Servo di Dio, don Giacomo Alberione, Famiglia già presente nella Gerusalemme celeste e nella Chiesa pellegrina con apostoli sparsi per tutta la terra.

3 Perla grandezza specifica del carisma Paolino;               
* centralità cristologica;
* dimensione pnematologico.ccclesiale della spiritualità;
* universalità/mondialità del "cuore" di S. Paolo.
4    Per l'attualità e l'urgenza dell'apostolato paolino nel mondo d'oggi:
* tutto Gesù Cristo
* a tutti gli uomini
* con tutti i mezzi, particolarmente con i mezzi della comunicazione sociale ( = "i nuovi pulpiti" come li chiamava don Alberione).

Proposito - impegno: nella mia vita chiedo a tutti il dono della preghiera e mi sforzerò di vivere, di testimoniare e di predicare le beatitudini (Mt 5,1-12) nel loro significato cristologico, ecclesiale, antropologico ed escatologico.                Roma, 5 aprile 1991

Cenni biografici

Mons. Bernardo Antonini nacque a Cimego (Trento) il 20 ottobre 1932. Era ancora piccolo, quando la famiglia si trasferì a Raldon (Verona). Nel 1942 entrò nel seminario diocesano di Roverè Veronese e fu ordinato sacerdote il 26 giugno1955. Esercitò il primo ministero come vicario parrocchiale a S. Michele Extra (Verona). Nel 1962 ottenne la laurea in Lingue e letterature straniere moderne all'Università Cattolica e due anni dopo la Licenza di Dogmatica a Venegono. Nel 1975, ottenuta la licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma, divenne docente di tale disciplina pressa lo Studio Teologico San Zeno di Verona e all'Istituto S. Pietro Martire. La mano di Dio era su di lui e lo stava guidando per ben altre vie apostoliche, che forse don Bernardo neanche sospettava. Nel 1977 entrò nell'Istituto Paolino "Gesù Sacerdote" e incontrò don Stefano Lamera, delegato dell'Istituto, a cui confidava le sue iniziative e le sue ansie apostoliche. Don Bernardo, a contatto con la Famiglia Paolina. pur rimanendo fortemente legato alla Diocesi e all'obbedienza al proprio Vescovo, formava il suo cuore su quello di Paolo, cioè sulla centralità di Cristo e sull'urgenza di portare il Vangelo a tutto il mondo di oggi e con i mezzi di oggi. In lui cresceva di giorno in giorno quella tenerissima devozione per Maria, madre di Gesù, che egli amò e pregò in tutta la sua vita. La svolta sovietica con l'avvento di Gorbaciov, portò don Bernardo a Mosca, come studente dapprima (dal 2 luglio 1989), ma subito si rivelò un grande missionario. Offrì la sua disponibilità al nunzio Mons. Francesco Colasuonno, poi a Sua Ecc. Tadeusz Kondrusiewicz. Fu rettore e fondatore del Seminario "Regina Apostolorum''; insegnante di Sacra Scrittura. conferenziere instancabile, fondatore e direttore di giornale Svet Evangelia, dell'Istituto Teologico "San Tommaso d'Aquino" . Desideroso di aiutare e svolgere l'apostolato nelle Chiese più povere e prive del necessario, con il permesso del suo vescovo Padre Flavio Roberto Carraio, Vescovo di Verona, don Bernardo il 16 agosto 2001 passò, come Vice-Rettore del seminario e Vicario Episcopale per la Pastorale, al servizio di Sua Ecc. Jan Pawel Lenga, a Karaganda, nel Kazakhstan, dove il 27 marzo 2002 la sua stola bianca sacerdotale si posò... sulla salma priva di vita, che oggi riposa nel cimitero di Raldon (Verona), ma egli, don Bernardo, incontrò il Risorto, della cui risurrezione fu un grande testimone nella "Santa Russia".

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BREVE DESCRIZIONE DI «Un apostolo senza frontiere. Don Bernardo Antonini»

libro

È la storia di un sacerdote italiano. Il racconto di B. Immediata si sofferma, in particolare, sugli ultimi dieci anni della sua vita trascorsi in territorio russo: dal tempo della Perestroika in poi.
Un'esperienza inedita, interessante, vissuta in un clima ancora avvolto da incertezze politiche ed economiche ma anche da paure, giustificate da più di settantacinque anni di regime totalitario.
Tornata la libertà politica, la fede del Popolo russo riemergeva dalle sue antiche radici che l'ateismo di Stato non era riuscito a svellere. Intanto, era necessario un aiuto per far rifiorire la speranza cristiana e l'intima libertà dello spirito negate da lunghi decenni di dittatura. E gli aiuti vennero anche dall'Italia: i '''fidei donum.''' Costoro furono sacerdoti, religiosi e laici che la Chiesa italiana inviò ai fratelli russi.
Don Bernardo Antonini, della diocesi di Verona, fu uno di questi. Il libro narra anche del difficile periodo della rinascita della Chiesa cattolica in Russia cui è legata la presenza e l'opera del sacerdote veronese, secondo l'affermazione di mons. Kondrusiewicz, vescovo di Mosca.
Pagine che hanno la freschezza dei fioretti si alternano ad altre che narrano di esperienze difficili ma sempre accolte e vissute con amore indiscusso.
Don Bernardo Antonini ha lasciato in Russia tracce di amore e di dedizione tali che, ancora oggi, nessuno lo ha dimenticato, sia tra i cattolici che tra le persone di altre confessioni.

Beatrice Immediata della Congregazione delle Figlie di San Paolo,

docente di “Comunicazione di massa” ed attualmente redattrice per le Edizioni Paoline, dopo una attenta e minuziosa documentazione porta a conoscenza del pubblico la mite e grande figura di un sacerdote italiano che nel suo ultimo decennio di vita  è riuscito a fare riemergere con la sua costante opera di apostolato la fede cristiana in quei Paesi per anni soggetti al totalitarismo ed all’ateismo di Stato. Ciò, grazie anche alla “ventata” di libertà politica portata dalla Perestroika  di Michail Gorbaciov con la sua ascesa al vertice dell’Unione Sovietica nel 1985.

Don  Bernardo Antonini unendo all’evento favorevole la sua fede e la sua tenacia nel portare avanti la sua missione, ha portato in quel periodo, con una esemplare opera di evangelizzazione, un grande aiuto spirituale nell’animo della popolazione russa. Un’opera che sa di miracoloso, a dimostrazione di quale grande opera sia riuscito a fare il “piccolo prete” della Diocesi veronese.

Con la prefazione del Vescovo di Verona Flavio Roberto Carraio e la presentazione di Taddeus Kondrusiewicz, Vescovo di Mosca, nel suo libro l’Autrice ci propone la sua ricerca su Antonini andando a ritroso nel tempo, partendo dagli anni di gioventù  di don Bernardo a Radon nel veronese, al “colpo di fulmine”  che fin da bambino lo spinse a perseguire quell’idea che lo avrebbe poi portato così lontano, e non solo fisicamente dal suo paesino, per dare vita a quel suo sogno nel cassetto: il desiderio di andare in missione nella Russia da rievangelizzare Un pensiero forse nato all’età di otto anni quando una suora lo sentì esclamare davanti ad un ritratto della Madonna di Fatima “In Russia c’è tanta lotta alla chiesa, ma la Madonna di Fatima ha detto che la Russia si convertirà…”. Furono proprio quel pensiero e quelle parole a fare mutare il suo destino ed a dare l’avvio, seppure ancora nelle intenzioni, all’avventura russa”.

Di capitolo in capitolo, la Immediata ci porta a ripercorrere le orme di questo “figlio della fede”, dall’ingresso in Seminario a Mosca, agli studi all’Università, all’incontro con il Patriarca Ortodosso di Mosca, a quello con l’Imam della Comunità Islamica in occasione della festa del Ramadam, fino a quello con Papa Giovanni Paolo II in Georgia. Una evangelizzazione a “tutto campo”, quindi, ma anche quella di un uomo sempre pronto ad entrare in amicizia con tutti pur di perseguire il suo alto e nobile scopo.

da: LITERARY - Libro on line - Google ricerca libri

Vite esemplari

Un apostolo senza frontiere

Don Bernardo Antonini (1932-2002), la storia di un sacerdote italiano fidei donum nella Russia dal tempo della Perestroika in poi

a cura di Marion Schwaneberg

«Dimorava in Dio», scrisse su di lui il vescovo francescano di Verona, Mons. Flavio Roberto Carraro. «Si è speso totalmente, con passione, per annunciare il Vangelo, per formare nuovi sacerdoti. Non ha risparmiato le su forze, non si è scoraggiato di fronte a nulla». Don Bernardo era nato a Cimego (Trento), il 20 ottobre 1932. Fu ordinato sacerdote il 26 giugno 1955 e nel 1977 entrò nell’Istituto Paolino “Gesù Sacerdote”.
Il 3 gennaio 2005, Mons. Taddeus Kondrusiewicz, l’allora Vescovo di Mosca, nella prefazione del libro di Beatrice Immediata dedicato a don Bernardo Antonini, scrive: «Bielorussia 1991. Sono passati alcuni giorni dalla decisione del Santo Padre di mandarmi in Russia. Improvvisamente ricevo a Grodno una telefonata dall’Italia. Il discorso comincia in inglese ma, piano piano ci troviamo a parlare in russo. Il mio interlocutore si presenta: è don Bernardo Antonini, professore nel Seminario della diocesi di Verona, ed è desideroso di lavorare in Russia. Questo fu per me un vero e proprio dono del cielo. Lasciavo la mia amata Bielorussia e partivo per la Russia, il paese dove non c’erano sacerdoti».
«Don Bernardo è stato un ottimo Vicario per la pastorale. La rinascita della Chiesa in Russia aveva bisogno di tutto: di sacerdoti, ma anche di libri liturgici e religiosi, della formazione dei laici, di iniziare l’attività apostolica con i mezzi della comunicazione sociale, le attività caritative, la catechesi, la formazione permanente dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose … e così via».
Mons. Kondrusiewicz rileva: «Gesù Cristo gli ha concesso di vedere i numerosi frutti della sua instancabile attività; il più grande è stato l’Ordinazione dei primi Sacerdoti cattolici russi nel 1999, dopo 81 anni di vuoto. Era felice come un bambino, perché quei giovani erano i suoi allievi, i suoi figli che lui stesso aveva formato».

Luce del Vangelo, il settimanale cattolico
Don Bernardo Antonini aveva una fede da fanciullo e una saggezza da grande. Nella Pasqua del 1994 il Vescovo aveva detto ai sacerdoti che è necessario un organo di informazione nella diocesi. Quando il Vescovo lo incarica di preparare il giornale per tutta la diocesi moscovita, don Bernardo si mette all’opera. Assieme al Vescovo definisce le finalità del giornale, la struttura, i collaboratori. Acquista un computer, cerca una tipografia e si imbatte nientemeno che… nel Poligrafico dello Stato! Quando si presenta al direttore e gli chiede di stampare il giornale, l’altro risponde secco: «Non ho mai stampato una riga per i cattolici». E don Bernardo di rimando: «E quand’è che lei comincia a fare qualche opera buona?» E intanto sorride. Il direttore non risponde. Quel prete dal sorriso accattivante da vecchio amico e quegli occhi ridenti che ti spara in faccia inesorabile … lo ammorbidiscono. «Da, da» (Sì, sì, va bene), dice improvvisamente bonario, come costretto suo malgrado. In seguito, quando si portava il materiale da stampare, il direttore era sempre molto gentile, e diceva subito ai suoi: «Sono arrivati i cattolici; in due ore stampate tutto». Il 2 ottobre 1994 esce il primo numero di Sviet Evanghiela (Luce del Vangelo), il settimanale cattolico della immensa diocesi di Mosca. Don Bernardo, il fondatore e primo direttore, aveva scelto il titolo perché secondo gli insegnamenti del Concilio nel documento Inter Mirifica la stampa cattolica ha la funzione di rileggere i fatti alla luce del vangelo. Ottobre è un mese mariano, il mese del Rosario e don Bernardo mette il giornale sotto la protezione di Maria, la Vergine del Rosario. Victor Khroul, giornalista russo, docente all’Università di Stato, uno dei primi collaboratori di Sviet Evanghiela e caporedattore fino alla recente, improvvisa chiusura del Natale scorso, ricorda che don Bernardo era un giornalista perfetto che per sette lunghi anni assicurava il suo articolo settimanale. Nel 2004 Sviet Evanghiela ha ricevuto il premio ‘‘Titus Brandsma’’ dell’UCIP (Unione cattolica internazionale della stampa).

Il seminario a Mosca e il ritorno a San Pietroburgo
Il 29 giugno 1993, festa degli apostoli Pietro e Paolo, il Vescovo stende il Decreto di fondazione del Seminario per i futuri sacerdoti, a norma del Codice di Diritto Canonico. Lo prepara nel cuore della notte, affidando il Decreto a Gesù Eucaristia. Don Bernardo manda il Decreto al Santo Padre Giovanni Paolo II che ne è felicissimo e spedisce un pacco che contiene: un calice, una pisside, un ostensorio e una serie completa di paramenti per il nuovo Seminario. Il 1 settembre 1993 avviene la solenne apertura del Seminario Teologico a Mosca e alla Celebrazione Eucaristica presiede il Nunzio Apostolico, Mons. Francesco Colasuonno. L’inaugurazione avviene nella Chiesa dell’Immacolata Concezione, ancora adibita a fabbrica. Ma gli operai hanno aperto una breccia a piano terra, e lì è stata sistemata la Chiesa che funziona anche come sede provvisoria del Seminario che viene chiamato ‘‘Seminario Regina degli Apostoli’’ che accoglie 13 giovani.
Per il Rettore, Mons. Bernardo Antonini, era importante la purezza dell’ideale e cercava di infondere nei giovani aspiranti al Sacerdozio questa disposizione della mente e del cuore, così essenziale in una scelta di consacrazione. Conosceva a memoria interi brani della Bibbia e dei Documenti del Concilio Vaticano II e li citava spesso. In quel tempo la scuola e lo studio si svolgevano nei container prefabbricati e nella chiesa, si pativa il freddo e talvolta anche la fame. Don Bernardo era un sacerdote che formava a una sensibilità universale e alla conoscenza della realtà che veniva dagli organi di informazione: un addestramento intelligente al senso critico, alla valutazione degli eventi.
È il 1994. Dopo settant’anni di regime comunista il sindaco di San Pietroburgo promette al Vescovo di Mosca di restituire parte dello stabilimento dove si trovava il Seminario cattolico fin dal 1843, ora in condizioni disastrate. Don Bernardo è preoccupato, ma da lì a poco telefona la segretaria dall’Italia e gli comunica che c’è un bonifico di 100 milioni dalla Francia per la sua missione in Russia: la cifra esatta di cui necessitava per i lavori del Seminario! Don Bernardo non ricorda di avere amici francesi, però gli torna alla memoria l’incontro con due francesi durante un pellegrinaggio a Lourdes e a costoro aveva parlato della sua missione in Russia. Nel mese di ottobre 1995, tutto il seminario si trasferisce a San Pietroburgo, l’antica sede, dove tutti i giorni hanno luogo quattro ore di Adorazione Eucaristica. Il 23 maggio 1999, festa di Pentecoste, segna una data storica per il Seminario interdiocesano di San Pietroburgo e per la rinascita della Chiesa cattolica in Russia: l’ordinazione sacerdotale dei primi tre seminaristi seguita su Telepace da Giovanni Paolo II.

Uno ‘‘spiritus movens’’
Nel 1998 Mons. Antonini era stato insignito del titolo di Protonotario Apostolico, e il 16 agosto 2001 passò a Karaganda (Kazakhstan) al servizio della diocesi dove fu Vice-Rettore del Seminario e Vicario Episcopale per la Pastorale. Egli era ben conosciuto a Mosca, a San Pietroburgo, a Kaliningrad, a Ekaterinburg, nel Kazakhstan, in Georgia, in Bielorussia, in Moldavia e in altri Paesi. Per un lungo periodo viaggiò due volte alla settimana da Mosca a San Pietroburgo e ritorno. Viaggiava di notte, per guadagnare tempo. Così passava quattro notti per settimana in treno, ma al mattino, alle 6.30 era in chiesa e poi a scuola. «L’ho visto pregare notti intere per un seminarista o per un sacerdote in difficoltà», raccontava un suo collaboratore. Non si risparmiava mai e sollecitava anche gli altri – un trascinatore, uno “spiritus movens”.
Uno dei suoi antichi studenti nel Seminario di Verona oggi lo ricorda così: «Un sacerdote felice che pregava con amore, non negava a nessuno il suo sorriso e conosceva 10 lingue. In realtà ne parlava perfettamente solo una, quella dell’amore sconfinato di Cristo». Dopo la sua morte improvvisa, avvenuta il 27 marzo 2002 a Karaganda, sono venuti a Verona alcuni pellegrinaggi dalla Russia, e continuano ancora. Sono persone che l’hanno conosciuto in vita e ora vengono a pregare sulla sua tomba, nel cimitero di Raldon (Verona).

da: NOVA et VETERA

Un apostolo senza frontiere: don Bernardo Antonini

Don Bernardo Antonini

Ciò che colpisce in questo libro è la radiografia di un’anima veramente sacerdotale che vive nel profondo la teologia dell’ecumenismo, incarnandola in pastorale dell’incontro e della carità, nel segno della preghiera del Cristo….

F. LICINIO GALATI, L’Osservatore Romano, 31 maggio 2005

Mentre mi accingevo a fare la relazione del libro Un apostolo senza frontiere, di Beatrice Immediata, Figlia di San Paolo, l'Osservatore Romano (30-31 maggio) presentava un'intera pagina sulla figura di don Bernardo Antonini, con un commento al libro e un profilo biografico di grande spessore. Riporto qui quanto è uscito dalla penna di Francesco Licinio Galati (sacerdote paolino) riguardo al libro.
"Agile, fresca, puntuale, certamente non oleografica la biografia dedicata a don Bernardo Antonini da Beatrice Immediata. Ciò che colpisce, infatti, in Apostolo senza frontiere è la radiografia di un'anima veramente sacerdotale che vive nel profondo la teologia dell'ecumenismo, incarnandola in una pastorale dell'incontro e della carità, nel segno della preghiera del Cristo, `Ut unum sint', e nell'impegno di risanare nel proprio io le

lacerazioni operate nella Chiesa. C'è altresì la misteriosa realizzazione del sogno di don Bernardo che da quando, all'età di sette-otto anni, inizia a pregare per la conversione dell'Unione Sovietica, assume i connotati di una vocazione profetica che lo avrebbe portato imprevedibilmente a fare il missionario nella Russia sterminata.
Questo il fermento delle pagine dell'autrice, dalle quali traspare la sottesa e discreta convinzione che l'apostolato in Russia di don Bernardo sia la concretizzazione della sofferta speranza del Beato Giacomo Alberione di vedere aprirsi ai suoi figli le porte di quella terra dove per legge non c'era posto per Dia. Eventi provvidenziali hanno portato don Bernardo a divenire figlio di don Alberione (apparteneva all'Istituto Gesù Sacerdote) e così, nella sua persona, il primo paolino è potuto entrare a Mosca, portando il suo contributo alla rinascita della Chiesa Cattolica, dopo settantacinque anni di ateismo di Stato. Da sottolineare come nella biografia di Beatrice Immediata la vicenda umana e spirituale di questo missionario venga presentata nella scarna semplicità degli incontri quotidiani e, senza l'enfasi di dichiarazioni d'intenti, divenga essa stessa teologia della vita, alimentata dal mistero della grazia e rivelatrice di un'esistenza interamente consacrata a Dio e alle anime".
Pagine - si legge nella presentazione del libro - che hanno la freschezza dei fioretti si alternano ad altre che narrano di esperienze difficili, ma sempre amate. Ciò che conquista maggiormente in questo libro è la dedizione semplice e serena, quotidiana e assoluta di «un uomo che si consumava per il suo Signore» e per i suoi fratelli.
Don Bernardo era conosciuto a noi Annunziatine, che abbiamo collaborato alla sua opera di evangelizzazione con la preghiera, con il sostegno economico, l'affetto fraterno. Un aiuto prezioso e particolare egli l'ha avuto da Teresa Mori, la sua segretaria, da Loretta e Margherita e dalle sorelle di Verona.
Molte di noi ricorderanno per sempre gli Esercizi spirituali predicati ora a Tignale, ora a Camaldoli. L'ultimo di questi è stato nel 2001, poco prima del suo incontro pasquale con il suo Signore avvenuto la sera del Martedì Santo, 26/03/2002, in terra di Karaganda ( Russia asiatica) cittadina del Kazakistan, dove don Bernardo svolgeva il servizio di Vicario episcopale per la pastorale, Vice Rettore e docente del Seminario Teologico e dove aveva avuto la gioia di accogliere Giovanni Paolo 11.
Ricorderemo e continueremo a sostenere l'opera di don Bernardo. Di due iniziative voglio parlarvi.,
I ) È sorta a Verona l'Associazione Onlus "Amici di don Bernardo Antonini", apolitica, senza scopi di lucro, che si propone di mantenere viva la memoria e l'opera di don Bernardo e il suo spirito di evangelizzazione. Persegue esclusivamente finalità di beneficenza e di utilità sociale; così si legge nello Statuto.
2) Si stanno raccogliendo testimonianze sulla vita di don Bernardo per proporne la causa di beatificazione. Ci saranno certamente Annunziatine che potranno raccontare. E' bene che lo facciano e piuttosto presto.
Per entrambe le iniziative ci si può rivolgere a Teresa Mori. di cui conosciamo l'indirizzo - ma anche la e-mail.

Vittoria - da: Circolare Siateperfetti

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