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Betlemme, la casa del pane
Don Gabriele Amorth - Il Vangelo di Maria-

 

« In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra ». Così Luca, in 2, 1, ci introduce al grande evento della Natività. Dio si serve delle cause seconde, che a noi sembrano del tutto accidentali, per compiere i suoi disegni. Il profeta Michea aveva profetizzato che il Messia sarebbe nato a Betlemme; il Signore si è servito di questa circostanza perché Gesù nascesse proprio là.
Betlemme, che significa « casa del pane » (non ci sfug­ga il riferimento eucaristico), era un piccolo villaggio a sette chilometri da Gerusalemme; ora è una cittadina sempre in crescente sviluppo, che quasi si congiunge con la grande città. Incontriamo più volte Betlemme nella Bibbia. Da lì partì Noemi con i suoi due figli sposati, che morirono senza lasciare eredi. Allora Noemi ritornò nella casa natale, accompagnata da una delle nuore, la moabita Ruth. Il racconto biblico, nel libro che da Ruth prende il nome, ci riferisce con ammirazione la grande scelta di questa straniera. Invitata da Noemi a ritornare nel­la sua casa, come l'altra nuora, Ruth fece una scelta coraggiosa e di fede: « Il tuo popolo sarà il mio popolo, il tuo Dio sarà il mio Dio ».

 

 

Sposerà Booz e meriterà di far parte della genealogia del Messia, divenendo la bisnonna di Davide. A Betlemme Davide sarà unto re da Samuele, quando ancora regnava Saul, alla presenza dei suoi fratelli.
Sono grandi eventi, per un paese così piccolo. Ma l'evento più grande, che renderà Betlemme nota nel mondo, sarà la nascita di Gesù.
Giuseppe si fa accompagnare da Maria, in occasione del censimento. Notiamo che le donne non erano tenute a far iscrivere il loro nome; forse Giuseppe non voleva separarsi da Maria in vicinanza del parto, o forse voleva fare iscrivere Maria nel censimento, tra i componenti della famiglia di Davide, perché anche il bambino risultasse pie­namente tra i membri di tale famiglia. « Per essi non c'era posto nell'albergo »: penso che la scelta provvisoria dei santi coniugi sia stata dettata da convenienza, tenendo conto dell'evento che stava per compiersi in Maria. Certamen­te i parenti, così ospitali presso gli ebrei, li avrebbero accolti. Ma le case consistevano in un'unica stanza, dove di sera si stendevano le stuoie per riposare, tutti insieme. Non era la soluzione adatta.

Nel caravanserraglio c'erano stanze tranquille, ma a pagamento e quindi non adatte ai poveri; ci si poteva riparare sotto il porticato, in comune con tutti gli altri; ma anche questa soluzione non era soddisfacente. Meglio allora una grotta isolata, che serviva da riparo occasionale per i pastori e per il bestiame. Era un ripiego povero, ma discreto, tranquillo. Ed è qui che è nato Gesù, noi diremmo nelle condizioni di un baraccato. Eppure intorno a lui quanta maestà naturale! Ancora oggi, contemplando Betlemme dal « campo dei pastori », specie all'ora del tramonto o di notte, si resta incantati per il paesaggio collinoso, la vegetazione, il cielo tersissimo. Soprattutto Gesù era accolto dai due cuori più puri del mondo. I bizantini esprimono tutto questo con una bella preghiera natalizia: « Che cosa ti offriremo, o Cristo, per essere apparso sulla terra come uomo? Ognuna delle creature da te create ti offre infatti la sua riconoscenza: gli angeli, il canto; i cieli, una stella; i magi, i doni; i pastori, la loro ammirazione; la terra, una grotta; il deserto, un presepio. Ma noi ti offriamo per madre la Vergine Maria ».
San Francesco, con la sua grande sensibilità, ha voluto riprodurre al vivo la scena della Natività; ha così diffuso   i presepi  che, nei giorni natalizi, contempliamo nelle chiese, nelle case, spesso anche nelle piazze, nelle strade, nelle vetrine negozi. E ripetiamo con fiducia, in mezzo alle preoccupazioni che ci angustiano, le parole consolanti di Isaia « E nato per noi un bambino, ci è stato dato un figlio" »,  il Figlio di Dio. Più che mai nel Natale Maria rifulge per la sua massima elevazione: madre di Dio. Ma dobbiamo comprende­re bene questo titolo stupendo. Mai nel vangelo leggiamo questa espressione, ma ella è illustrata e chiamata conti­nuamente « madre di Gesù » ed è detto chiaramente che Gesù è Dio. Per cui, quando i primi scrittori cristiani usarono il termine Theotókos (generatrice di Dio) non incontrarono nessuna obiezione. Fu Nestorio ad opporsi a questo titolo perché era caduto in un errore cristologico: riteneva che in Gesù ci fossero due persone, quella divina e quella umana, per cui Maria era madre solo della persona umana di Cristo; era madre di un uomo. Insorse la polemica che
determinò il concilio di Efeso, nel 431. La preoccupazio­ne del concilio fu principalmente cristologica: fu definito che in Gesù vi è un'unica persona, quella del Verbo, che incarnandosi in Maria ha associato alla natura divina la natura umana. Di conseguenza Maria è vera madre di Dio perché suo figlio è veramente Dio.
E' importante capire bene questa verità, per non incorrere in errori. Mai si è inteso fare di Maria una dea; essa resta sempre un'umile creatura come noi, che ha avuto bisogno di essere redenta in Cristo. E neppure quel titolo significa che Dio abbia bisogno di una madre che gli trasmetta la divinità. Il titolo «madre di Dio » è un titolo cristologico: significa che Gesù, nato da Maria, è vero Dio. Con quel titolo si afferma che Gesù è Dio fin dal primo istante della sua concezione. Per cui veramente Maria è madre di un figlio che è Dio. Ecco perché giustamente la proclamiamo Madre di Dio.
Per noi cattolici questi concetti sono chiari. Dobbiamo però anche saperli esprimere con esattezza, per risponde re alle eventuali obiezioni. Aggiungiamo che anche per gli ortodossi e per i protestanti non ci sono dubbi sui due grandi dogmi mariani, definiti fin dall'antichità, prima di ogni] scissione: Maria madre di Dio e Maria sempre vergine. Le difficoltà, specie per alcune confessioni della Riforma protestante, riguardano i due ultimi dogmi mariani di più recente promulgazione, l'Immacolata Concezione e l'Assunzione. Verso queste verità hanno posizioni diversificate; varie confessioni le propongono come possibilità a cui si è liberi di credere o non credere. Ma forse la difficoltà maggiore è data dagli altri titoli mariani, che noi at­tribuiamo alla Vergine, e dal culto da noi così sviluppato.

RIFLESSIONI


Su Maria - Certamente il giorno della nascita di Gesù è stato uno dei giorni più gioiosi della sua vita, per cui non ha sentito i disagi della precaria sistema­zione. La grandezza di Maria, madre di Dio, non ha tolto nulla alla sua umiltà, al suo attribuire tutto al dono gratuito di Dio. Per cui ella si offre a noi più che mai con la sua materna attrattiva.
Su noi - Ripensiamo alla gioia del Natale con senso religioso: per ringraziare il Padre, adorare il Figlio, aprir­ci alle illuminazioni dello Spirito Santo. Possiamo ri­flettere su quale è la nostra accoglienza al Dio che si fa uomo. E importante saper vedere l'umiltà della sua venuta, per comprendere che è venuto per salvare, per redimere. Quando tornerà nello splendore della gloria, verrà per giudicare e per dare a ciascuno quello che avrà meritato. Affidiamoci alla Madre di Dio perché sem­pre più ci faccia conoscere il Figlio di Dio e figlio suo.