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PREGANDO LA DONNA DELL’ATTESA
Bruno Forte
Pellegrini nella speranza


Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». (Lc 1,26-28)

Rallégrati

Così l'Angelo dell'annuncio Ti saluta, Maria. Risuona in questa parola - "chàire" , gioisci – il compiersi della promessa antica, l’avvento di quella gioia messianica, che il Profeta aveva annunziato e che in Te ci viene donata: «Rallégrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! »  (Sof 3,14). È la gioia che il Profeta aspettava come segno e frutto della venuta del Messia. È la gioia che inonda Te, umile figlia d'Israele, terreno d'avvento, donna dell'ascolto obbediente al precetto del Dio vivo: «Shemà, Israel, Adonai Elohenu, Adonai Echad» - «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno» (Dt 6,4). Da Te, santuario dell'Altissimo venuto nella carne, questa gioia si irradia: « Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia, (v. 1 7) .

In Te l'Amato viene a mettere la sua tenda fra noi, Figlia di Sion in cui tutta la Città Santa è rappresentata e visitata dal suo Dio. Tu sei la sede della Sapienza, il tempio santo del Signore, la Sua dimora fra gli uomini. E l'annuncio è per Te compito e missione: rallégrati! Sii la portatrice della gioia, davanti a cui esulterà il bambino Giovanni nel seno di sua Madre!
Sii la Custodia dell'Altissimo, l'arca della Sua presenza, il silenzio in cui abita la Parola venuta dall'Eterno, l'esperta delle cose di Dio che canta le meraviglie del Signore! Rallégrati: gioisci e trasmetti a tutti la gioia, che la Tua fede ha accolto e che il Tuo amore dona con tenerezza materna.
Tu, Vergine dell'ascolto, per opera dello Spirito Santo diventi Madre del Figlio nella carne, Donna dell'alleanza in cui prende corpo il nuovo inizio del tempo. Rallégrati, Vergine Maria: e la Tua gioia inondi il nostro cuore e il cuore del mondo!

 

Ave

Così il saluto dell'Angelo è reso nella tradizione latina. Sebbene in questa parola non risuoni l’eco della gioia, che pervade l'originale greco dell'annuncio, è non di meno bello che l'Eterno si rivolga a Te, giovane donna della terra d'Israele, con la parola usata per salutarsi fra gli uomini.

Tu, umile, sei l'interlocutrice di Dio, il Tu del Suo rivolgersi a noi! In quell'Ave si stende un arco fra l'eternità e il tempo, un ponte di gratuito amore, su cui passa il Signore della vita per entrare nella nostra carne mortale e vivificarla. In quella parola c'è ancor più che un saluto: Ave dice il desiderio dell'altro, l'arresa con cui chi ama si rivolge all'amato. Ave vuol dire brama dell'amore altrui, appello all'attenzione del cuore, che sia pronto all'incontro. Con l'Ave l'Angelo sembra dirTi il desiderio che Dio ha di Te, anelando Lui, il Signore del cielo e della terra, al Tuo sì di umile creatura, Vergine e Sposa, che sarai la Madre del Suo Figlio.

L’Ave a Te detto è allora voce di un dono tanto gratuito da parte dell'Eterno, quanto sorprendente per noi. In Te Dio dimostra di amarci, di volerci interlocutori del patto, di donarsi a noi desiderando il dono del cuore che l'accolga. L’Ave del saluto angelico risuona perciò in un mondo in attesa, nello spazio del desiderio che unisce il tempo e l'eterno, e fa di Te, Maria, l'arca dell'alleanza, il luogo d'incontro della terra e del cielo.

Perciò, davanti a quell'Ave sembra nascere nel cuore del mondo un’invocazione, pervasa dall'attesa, quasi una supplica a Te, giovane Figlia di Sion: «Da' presto la tua risposta; rispondi sollecitamente al Signore; di' la tua parola umana e concepisci la parola divina. Apri, vergine beata, il cuore alla lode, le labbra all'assenso, il grembo al Creatore» 

(San Bernardo).

Maria

Il Tuo è un nome di regalità, di amore, di bellezza, "Myriam" o "Maryam". In esso sono evocati  lo stupore e l'ammirazione di chi si rivolge a Te riconoscendoTi "mara", "signora", o “miram", “alta, eccelsa, desiderata”. Con questo nome si orienta a Te il desiderio del cuore inquieto, l'attesa dell’Amato che visita l'Amata. Quando risuona l'annuncio, che dalla bocca dell'Angelo raggiunge il Tuo orecchio e viene ad abitare l'ascolto credente del Tuo cuore, Tu sei solo una "giovane donna", una almah, secondo la testimonianza del Profeta: e quella parola, resa in greco con pàrtenos, "vergine", dice l'accoglienza libera e pura dell'anima, il Tuo essere fino in fondo  la donna dell'ascolto plasmato dalla fede: «Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele» (Is 7,14). Tu sei l'eletta, l'amata, che fa spazio all'avvento con l'umiltà dei poveri, innamorati di Dio, gli anawim, che confidano soltanto nell'Altissimo e sono aperti all'impossibile possibilità del Dio che viene, perseveranti nell'attesa che l'Unico parli, quando e come vorrà, e compia le Sue opere stupende e imprevedibili. Nel Tuo nome, l'Eterno e il tempo si sono incontrati: la voce uscita dal silenzio Ti chiama, e il Tuo nome si carica d'attesa nel Tuo volto, voce e sguardo della presenza del cuore, pronto a lasciarsi amare dal Dio tre volte santo e ad essere e fare ciò che vorrà da Te, l'eletta, la signora, la desiderata, l'amata. Rallégrati, Maria! Ave!

Piena di grazia 

Tu sei colmata dalla grazia, totalmente plasmata e avvolta dall'eterno amore dei Tre, che sono Uno.  Tu la creatura del puro amore, il dono assolutamente nuovo e meraviglioso dell'Altissimo al Figlio eterno e alla storia degli uomini. In Te tutto viene da amore: prima di esistere fosti  amata, per amore chiamata all'essere, dall'amore formata, con amore preservata da ogni colpa, libera di fronte a questo liberissimo amore, docile nel lasciarTi plasmare dal Padre per essere il tempio dello Spirito, la dimora del Figlio nella carne. Tu, concepita senza peccato, sei la Tutta Bella, la fragile Creatura in cui il Tutto dell'amore eterno ha abitato una volta e per sempre un frammento di carne e di tempo, la carne del Tuo Figlio, i giorni della sua vita mortale: tota pulchra es, Maria – tutta bella sei, o Maria!  Nulla in Te si è opposto all'amore, tutto è stato spazio per l'Amato, silenzio per l'ascolto, libertà del dono: libera da Te per appartenere a Colui, che liberamente da sempre Ti aveva prescelta perché Tu fossi la tenda di Dio fra gli uomini. Tu sei l'Immacolata, la Tutta Santa per grazia, la Donna dell'eterna alleanza. In Te è celebrata la gloria del puro amore e cantato il cantico nuovo del dono, che non ha ragioni  se non l’amore stesso. In Te sappiamo che l'amore eterno sempre previene e accompagna il cammino della nostra libertà. In Te ci è data la speranza che la creatura possa essere casa all'Amato, dimora del Dio vivente e santo, Sua tenda nel tempo. Piena di grazia, dalla grazia voluta e preparata in eterno, innamoraci del Dio innamorato di Te e in Te fattosi prossimo ad ognuno di noi!

Il Signore è con te

Non sei sola, Maria. Qualcuno è con Te; è il Tuo Signore, il Dio che la terra e il cielo non possono contenere e che ha scelto di "contrarsi" per essere in Te il Dio Vicino, il Signore dell'annuncio e dell'incarnazione, il Re della gloria entrato nella storia, rivelato e nascosto negli umili segni della visitazione angelica e nella notte del Tuo grembo materno, accogliente di vita, sorgente del dono. Fra i due termini di questo singolare incontro corre la distanza infinita che c'è fra il Totalmente Altro e la creatura:  «il Signore è con te! ».  Ed insieme, fra di essi, si stabilisce la vicinanza paradossale, la prossimità più grande, quella per la quale Colui che l'universo intero non contiene si lascia contenere dal Tuo grembo verginale e materno: con Te.
« Non essere costretti  dal più grande, ma lasciarsi contenere dal più piccolo, questo è divino»: qui si rivela il volto di Dio, qui la Tua umanità, precisamente nella sua piccolezza, canta le meraviglie dell'Eterno, che non ha esitato a fare di Te la Sua dimora, perché il Suo amore fosse dimora nostra nell'oggi della fede e nell'eternità della beata visione di pace.
« ll Signore è con te» è l'annuncio risuonato innumerevoli volte nella storia della nostra salvezza. Per Te e in Te è l'inizio di un nuovo essere di Dio con gli uomini, di quel condividere i giorni della nostra vita mortale, che ha fatto del Tuo Figlio l'abitatore del tempo, Lui, l'assoluto signore e sovrano del tempo. L’annuncio diventa così promessa di nuovo e definitivo compimento: dove non basteranno la carne e il sangue, subentrerà il dono promesso e in Te attuato.
« ll Signore è con te» a Te rivolto è anticipazione di quanto il Tuo Figlio dirà dall'alto della Croce al peccatore pentito e in lui a ogni cuore che si apra con fiducia al Suo perdono: « Oggi sarai con me nel paradiso» (Lc 23,43). Il cuore dei Tre si aprirà accogliente a chi avrà accolto nella fragilità del tempo la vicinanza di Dio e la partecipazione alla grandezza della sua natura, che in Te per prima è stata offerta e attuata. Perciò, « rallégrati, Maria, piena di grazia, il Signore è con te! ».

 

VIENI!

Vieni, giovinezza di Dio,
nel muto silenzio
della nostra incapacità di amarTi.
Vieni nella caducità della vita,
nella fatica dei giorni,
nel dolore del tempo,
nella solitudine del cuore.
Innamoraci di Te,
che vieni, innamorato di noi.
Fa’ che per Te, umile Dio,
convertito alla fragilità della creatura,
siamo capaci
del gesto nuovo dell'amore,
della resa di chi, perdutamente,
si consegna all'Altro...
Allora,
si scioglierà la lingua del cuore
e cederà la resistenza dolorosa dell'anima.
Il muto silenzio si farà parola,
e il cuore arderà nuovo
nel fuoco divorante del Tuo Amore.
Vieni, speranza del mondo,
giovinezza dell' anima,
consumata giustizia,
intramontabile pace.
E I'intera vita nostra
Ti venga incontro
con segni inequivocabili
d'attesa.