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La visita dei Magi

(Mt 2,1-12)

Lasciamo il racconto di Luca per seguire quello di Matteo. Una pagina colorita, un racconto delizioso che non cessa di porre problemi agli studiosi. Non vogliamo certo entrare nel vivo delle varie questioni, ci sta a cuore di intuire il messaggio che l'evangelista intende proporre ai lettori.
Attraverso la narrazione dei Magi, Matteo si preoccupa di evidenziare la dimensione universale che è nella persona e nella missione di Gesù. Egli è la salvezza di Dio per ogni uomo.

Il racconto crea poi un vivace contrasto fra i Magi e le autorità giudaiche. I primi cercano Gesù e lo ricono­scono. Al contrario, Erode e i Sacerdoti di Gerusalemme conoscono la verità sul Messia, ma non lo sanno riconoscere e lo rifiutano. Il cammino dei Magi visualizza il movimento della fede, la quale è essenzialmente ricerca per una comprensione sempre più profonda della verità. Le autorità giudaiche esprimono, invece, il rischio che ogni uomo porta con sé, il rifiuto pregiudiziale della verità in nome di una propria verità.
Infine, c'è il particolare della stella che ha dato luogo alle interpretazioni più disparate. Qualcuno l'ha identificata con la cometa di Halley apparsa però nel 12-11 a.C., altri hanno ipotizzato una congiunzione Giove­Saturno. La risposta non ci può venire dall'astronomia,      ma dalle scritture veterotestamentarie. Matteo fa rife mento a un celebre passo del libro dei Numeri, al quartooracolo del mago Balaam, un pagano che, invitato a maledire Israele, per diretta vocazione divina lo benedice:
"Ecco, io vedo: una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele".
La luce, nella Bibbia, è manifestazione del mistero di Dio. Il particolare della stella dice un aspetto della figura di Gesù, indica che Egli è l'inviato degli ultimi tempi, colui che manifesta agli uomini il volto del Signore. Non a caso, l'Apocalisse definisce Gesù "La stella del mattino"
(Ap 2,28; 22,16).
Seguendo il racconto di Matteo, incontriamo altre due scene: la fuga in Egitto e la strage degli innocenti (Mt 2,13-18).
Esse rievocano, attraverso le citazioni scritturistiche, l'esodo degli Ebrei dall'Egitto, le sofferenze dell'esilio e affermano che Gesù riprende nella sua persona la storia veterotestamentaria per portarla a compimento. Inoltre, i due racconti annunciano il mistero della croce attraverso il quale il Messia realizzerà la propria missione. Gesù fa sua la sofferenza degli uomini, quella dei profughi, degli emarginati, degli oppressi. Egli condivide realmente la situazione dell'uomo, perché, altrettanto realmente, questi possa partecipare alla sua condizione di figlio di Dio. I vangeli dell'Infanzia sono la contemplazione nella luce della Pasqua del mistero dell'Incarnazione e della persona di Gesù Cristo, nella sottolineatura degli aspetti salienti della sua missione. Essi sono, quindi, portatori di un messaggio teologico che richiede di essere approfondito nel raccoglimento, accolto nella fede per essere tradotto nella vita.

GIOVANNI BARBERIS

docente di Esegesi biblica nel Seminario di Fossano (CN)