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POESIE

 


Efrem Siro


Dialogo tra i  Magi e Maria


I magi: A noi una stella ha annunciato
che Colui che è nato è il re dei cieli. Tuo figlio ha potere sugli astri,
essi sorgono soltanto al suo ordine.

Maria: E io vi dirò un altro segreto,
perché siate convinti:
restando vergine, io ho partorito mio figlio.
Egli è il figlio di Dio. Andate, annunciatelo! 

I magi: Anche la stella ce l'aveva fatto conoscere,
che figlio di Dio e Signore è il tuo figlio.

Maria: Altezze e abissi ne rendon testimonianza;
tutti gli angeli e tutte le stelle:
Egli è il figlio di Dio e il Signore.
Portate l'annuncio nelle vostre contrade,
che la pace si moltiplichi nel vostro paese.

1 magi: Che la pace del tuo figlio
ci conduca nel nostro paese,
con sicurezza, come noi siamo venuti,
e quando il suo potere dominerà il mondo,
che Egli visiti e santifichi la nostra terra.

Maria: Esulti la Chiesa e canti la gloria,
per la nascita del figlio dell'Altissirno,
la cui aurora ha rischiarato cielo e terra.
Benedetto Colui la cui nascita rallegra l'universo!





Ai Qing
La mangiatoia


Per l'anniversario della nascita di un Nazareno
perché nevica ancora?
I passeri sulla staccionata guardano  ol cielo
il cielo è così buio qualcuno passa oltre la mangiatoia
alla mangiatoia, il pianto di una donna
come se le lacrime di dolore e vergogna di tutta una notte
ancora non bastassero a inumidire la terra inaridita dell'inverno!
Qualcuno passa oltre la mangiatoia
dalla mangiatoia vengono lamenti che strappano il cuore
ah , con innumerevoli dita la folla segna la fanciulla-madre
sprezzata come immondizia nessuno è disposto
a portarle un catino per il sangue
a versarle un secchio di acqua calda.
Il vento penetra nelle crepe del muro di terra
è il ghigno del freddo invernale
lei lotta lotta lotta la testa appoggiata alla
staccionata guardate, tra i capelli scarmigliati
scintillano febbricitanti gli occhi luminosi
questa donna di Betlemme scacciata, esposta
alla pubblica infamia
vittima del disprezzo della folla tutto
il corpo in un bagno di sudore
Vento soffia ancora con forza perché ti sei placato?
Ascoltate i teneri vagiti
Il sangue della puerpera la mangiatoia mai prima fiorita
 ha cosparso di splendidi fiori
la piccola vita dà nuova forza alla madre
nella paglia di riso quattro membra si muovono
qualcuno passa oltre la mangiatoia rivolge sguardi obliqui
qualcuno passa oltre la mangiatoia si allontana sdegnoso
qualcuno passa oltre la mangiatoia muove gelide risa
il bimbo primogenito col suo pianto spaurito
viene a conoscere questo mondo straniero
Dalla nebbia del malessere Maria si risveglia
china il viso di cenere e parla tra le lacrime che
 scorrono ininterrotte
Bambino mio a Betlemme noi saremo scacciati noi andiamo
raminghi a farti crescere
Oggi ci incamminiamo ricordati che sei nato nella mangiatoia
figlio di una donna reietta che ti ha dato la vita
nel dolore e nell' oppressione
quando ne avrai le forze dovrai con le tue
lacrime lavare i peccati degli uomini.
Dolorosamente si leva avvolge il neonato nel suo petto
e desolata lascia la mangiatoia
Fiocchi di neve turbinano sui suoi capelli sparsi
in silenzio.

LA NOTTE SANTA

di Guido Gozzano


- Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell'osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.
Il campanile scocca
lentamente le sei.
- Avete un po' di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po' di posto per me e per Giuseppe?
- Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe.
Il campanile scocca
lentamente le sette.
- Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
- Tutto l'albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell'osteria più sotto.
Il campanile scocca
lentamente le otto.
- O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
- S'attende la cometa. Tutto l'albergo ho pieno
d'astronomi e di dotti, qui giunti d'ogni dove.
Il campanile scocca
lentamente le nove.
- Ostessa dei Tre Merli, pietà d'una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
- Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci...
Il campanile scocca
lentamente le dieci.
- Oste di Cesarea...  - Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L'albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell'alta e bassa gente.
Il campanile scocca
le undici lentamente.
La neve! - ecco una stalla! - Avrà posto per due?
- Che freddo! - Siamo a sosta - Ma quanta neve, quanta!
Un po' ci scalderanno quell'asino e quel bue...
Maria già trascolora, divinamente affranta...
Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.

 

I RE MAGI
di Gabriele D'Annunzio

Una luce vermiglia
risplende nella pia
notte e si spande via
per miglia e miglia e miglia.
O nova meraviglia!
O fiore di Maria!
Passa la melodia
e la terra s'ingiglia.
Cantano tra il fischiare
del vento per le forre,
i biondi angeli in coro;
ed ecco Baldassarre
Gaspare e Melchiorre,
con mirra, incenso ed oro.


Agatha Cristhie


Augurio
Lode al gaio ceppo festivo!
Balzate, fiamme, balzate gioiose
salute alla coppa colma di vino
spumeggia allegro, roseo liquore.
Dorme nella mangiatoia il bambino.
Ragliare d’asini, muggire di buoi,
chiocciar di galline e canti di galli.
trabocca di gente stasera l’albergo,
in alto una stella splende e riluce,
rega il pastore accanto al suo gregge,
recano i Magi il dono regale,
cantano gli angeli in alto, nel cielo,
annunciano il dono divino d’amore.
Presto, bambini, svegliatevi tutti,
svegliatevi e udite l’angelico canto,
lasciate il sonno, è giunto ormai il giorno,
il giorno glorioso, è giunto Natale!


 Natale
Solitudine di Natale


Ancora un uomo solo e triste,
stanotte dormirà
sul greto di un fiume
che getterà su di lui,
quando vuole,
la sua rabbia prorompente
e impetuosa,
schiaffeggiando gli argini
e bagnando le sue già scarse masserizie.
Vaga durante il giorno,
nessuno lo cerca, nessuno lo vuole,
nessuno lo ama,
Guarda le vetrine traboccanti di tutto,
che offendono la sua dignità,
ma non se ne cura e tira avanti.
Nei momenti più bui,
quando il misero
obolo offertogli è finito,
si ribella contro il suo destino
e dice: Ma perchè sono Nato?

Intorno a una culla

C'era un battito d'ali 
 intorno ad una culla
e c'era sulla paglia
un cosino da nulla.
Diceva la sua mamma:
 Non piangere Gesù,
da bravo fà la nanna.
Silenziosa lassù,
 divinamente bella,
risplendeva una stella.

 


Le Ciaramelle

Giovanni Pascoli

  
Udii tra il sonno le ciaramelle,
ho udito un suono di ninne nanne.
Ci sono in cielo tutte le stelle,
ci sono i lumi nelle capanne.
Sono venute dai monti oscuri
le ciaramelle senza dir niente;
hanno destata ne' suoi tuguri
tutta la buona povera gente.
Ognuno è sorto dal suo giaciglio;
accende il lume sotto la trave;
sanno quei lumi d'ombra e sbadiglio,
di cauti passi, di voce grave.
Le pie lucerne brillano intorno,
là nella casa, qua su la siepe:
sembra la terra, prima di giorno,
un piccoletto grande presepe.
Nel cielo azzurro tutte le stelle
paion restare come in attesa;
ed ecco alzare le ciaramelle
il loro dolce suono di chiesa;
suono di chiesa, suono di chiostro,
suono di casa, suono di culla,
suono di mamma, suono del nostro
dolce e passato pianger di nulla.
O ciaramelle degli anni primi,
d'avanti il giorno, d'avanti il vero,
or che le stelle son là sublimi,
conscie del nostro breve mistero;
che non ancora si pensa al pane,
che non ancora s'accende il fuoco;
prima del grido delle campane
fateci dunque piangere un poco.
Non più di nulla, sì di qualcosa,
di tante cose! Ma il cuor lo vuole,
quel pianto grande che poi riposa,
quel gran dolore che poi non duole;
sopra le nuove pene sue vere
vuol quei singulti senza ragione:
sul suo martòro, sul suo piacere,
vuol quelle antiche lagrime buone!

 

 

 

Ridi
Rilassati
Perdona
Chiedi aiuto
Fai un favore
Delega i problemi
Esprimi quello che pensi
Cambia una tua abitudine
Fai una bella camminata
Opera per più GIUSTIZIA
Dipingi un quadro. Sorridi a tuo figlio
Permettiti di splendere. Guarda vecchie foto
Leggi un buon libro. Canticchia sotto la doccia
Ascolta ciò che ti dice un amico. Accetta un complimento
Aiuta una persona anziano. Fai qualcosa che avevi promesso
Credi e crea un mondo di PACE
Ritorna bambino. Ascolta la natura
Dimostra la tua felicità. Scrivi sul tuo diario
Comportati come un amico. Permettiti di sbagliare
Fai un album di famiglia. Fatti un lungo bagno rilassante
Per oggi non preoccuparti. Lascia che qualcuno ti aiuti
Osserva un fiore con molta attenzione. Perdi un po’ di tempo
Ogni tanto spegni il televisore e parla. Ascolta la tua musica preferita
Apprendi qualcosa che hai sempre desiderato
Chiama un amico al telefono. Fai un piccolo cambiamento nella tua vita
Fai una lista di cose che sai fare bene. Vai in biblioteca ed ascolta il silenzio
Chiudi gli occhi ed immagina le onde del mare. Fai sentire benvenuto a tutti
Dì alla persona amata quanto le vuoi bene
Dai un nome ad una stella
Sappi che non sei solo
Pensa a quello che hai
Fatti un bel regalo
Pianifica un viaggio
Respira a fondo
Coltiva l’amore

Rosa Staffiere

Il Natale Antico

Natale
  Antico
Com'era bello il Natale
quando io ero piccola creatura
quando per la via non si aveva paura
quando non si pensava solo ai regali.
La gente era contenta e anche chi aveva
niente cantava il Natale la canzone quando sentiva
il rintocco di campane e la festa si sentiva veramente
perchè pochi erano i malviventi stavano tutti spensierati
davanti al ceppo attizzando il tizzone aspettando la nottata.
Mentre s'accendevano i petardi, mamma friggeva le crespelle e
noi piccoli tutti arzilli aiutavamo ad impastare i susamielli, aspettavamo
che finisse il giorno per fare il cenone e per mangiare il capitone e chi non
aveva la possibilità degli spaghetti aglio e olio s'accontentava. A mezzanotte al
 suono dolce delle campane venivano anche da lontano per andare dal Bambino
che nasceva e nel Presepe si metteva, se però la neve scendeva a fiocchi si rannulavano gli  occhi per la meraviglia e correvamo dalla Sacra Famiglia. Com'era bello il  bello il Natale : era odore di mandarini di nocciole e torroncini e noi creature accendevamo le fiammelle e si cantava: Tu scendi dalle stelle, mentre a tavola si leggeva la letterina con tante promesse
a Gesù Bambino.
Com'era bello il
 Natale quando
non si pensava
solo ai regali.

 

E' NATO! ALLELUIA!

di Guido Gozzano


E’ nato il sovrano bambino,
è nato! Alleluia, alleluia!
La notte che già fu sì buia
risplende di un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaie
suonate! Squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!
Non sete, non molli tappeti,
ma come nei libri hanno detto
da quattromill’anni i profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Da quattromill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
E’ nato, è nato il Signore!
E’ nato nel nostro paese.
Risplende d’un astro divino
la notte che già fu sì buia.
E’ nato il Sovrano Bambino,
è nato! Alleluia, alleluia!

Trilussa

Natale de Guera

Ammalappena che s'è fatto giorno
la prima luce è entrata ne la stalla
e er Bambinello s'è guardato intorno.
- Che freddo, mamma mia! Chi m'aripara?
Che freddo, mamma mia! Chi m'ariscalla?

- Fijo, la legna è diventata rara
e costa troppo cara pè compralla...
- E l'asinello mio dov'è finito?
- Trasporta la mitraja
sur campo de battaja: è requisito.
- Er bove? - Pure quello…
fu mannato ar macello.

- Ma li Re Maggi arriveno? - E' impossibbile
perchè nun c'è la stella che li guida;
la stella nun vò uscì: poco se fida
pè paura de quarche diriggibbile...-

Er Bambinello ha chiesto:- Indove stanno
tutti li campagnoli che l'antr'anno
portaveno la robba ne la grotta?
Nun c'è neppuro un sacco de polenta,
nemmanco una frocella de ricotta...

- Fijo, li campagnoli stanno in guerra,
tutti ar campo e combatteno. La mano
che seminava er grano
e che serviva pè vangà la terra
adesso viè addoprata unicamente per ammazzà la gente...
Guarda, laggiù, li lampi
de li bombardamenti!
Li senti, Dio ce scampi,
li quattrocentoventi
che spaccheno li campi?-

Ner dì così la Madre der Signore
s'è stretta er Fijo ar core
e s'è asciugata l'occhi cò le fasce.
Una lagrima amara pè chi nasce,
una lagrima dòrce pè chi more...

Padre David Maria Turoldo

Vieni di notte,
ma nel nostro cuore è sempre notte:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in silenzio,
noi non sappiamo più cosa dirci:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in solitudine,
ma ognuno di noi è sempre più solo:
e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni, figlio della pace,
noi ignoriamo cosa sia la pace:

Vieni a consolarci,
noi siamo sempre più tristi:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a cercarci,
noi siamo sempre più perduti:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni, tu che ci ami,
nessuno è in comunione col fratello
se prima non lo è con te, Signore.

Noi siamo tutti lontani, smarriti,
né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo:

e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni a liberarci,
noi siamo sempre più schiavi:
e dunque vieni sempre, Signore.

vieni, Signore.
Vieni sempre, Signore.

David Turoldo

Mentre il silenzio fasciava la terra

Mentre il silenzio fasciava la terra
e la notte era a meta’ del suo corso,
tu sei disceso, o Verbo di Dio,
i! n solitudine e piu’ alto silenzio.
La creazione ti grida in silenzio,
la profezia da sempre ti annuncia,
ma il mistero ha ora una voce,
al tuo vagito il silenzio e’ piu’ fondo.
E pure noi facciamo silenzio,
piu’ che parole il silenzio lo canti,
il cuore ascolti quest’unico Verbo
che ora parla con voce di uomo.
A te, Gesu’, meraviglia del mondo,
Dio che vivi nel cuore dell’uomo,
Dio nascosto in carne mortale,
a te l’amore che canta in silenzio

Ettore Bogno  ( poeta veneto contemporaneo)

E' NATO GESU'
 
Il gregge stanco ansando riposava
sotto le stelle nella notte fonda.
Dormivano i pastori. Il tempo andava.
Quand'ecco una gran luce il cielo inonda.
E' mezzanotte. Ed ecco un dolce canto
suona nell'aria, in armonia gioconda.
Si destano i pastori, al gregge accanto,
e ascoltano: "Sia gloria a Dio nei cieli
e pace in terra all'uomo! O dolce incanto!
E' nato un bimbo tutta luce e amore.
In una stalla, avvolto in pochi veli,
povero è nato e pure è il re dei cieli.
E dice a tutti."State cuore a cuore,
come fratelli! Non odiate mai!
L'anima che perdona è come un fiore.
Chi crede in te non perirà mai.
               

 Gianni Rodari

I nidi


Chi abita sull’abete
Tra i doni e le comete?
C’è un Babbo Natale
alto quanto un ditale.
Ci sono i sette nani,
gli indiani,
i marziani.
Ci ha fatto il suo nido
Perfino Mignolino.
C’è posto per tutti,
per tutti c’è un lumino
e tanta pace per chi la vuole,
per chi sa che la pace
scalda anche più del sole.

Gianni Rodari

Il Mago di Natale

S'io fossi il mago di Natale
Farei spuntare un albero di Natale,
In ogni casa, in ogni appartamento,
Dalle piastrelle del pavimento,
Ma non l'alberello finto,
Di plastica dipinto,
Che vendono adesso all'Upim:
Un vero abete, un pino di montagna,
Con un po' di vento vero
Impigliato tra i rami,
Che mandi profumo di resina
In tutte le camere,
E sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
A far magie
Per tutte le vie.
In via Nazionale
Farei crescere un albero di Natale
Carico di bambole
D'ogni qualità,
Che chiudono gli occhi
E chiamano papà,
Camminano da sole,
Ballano il rock 'n roll
E fanno le capriole.
Chi le vuole le prende:
Gratis, s'intende.
In piazza San Cosimato
Faccio crescere l'albero
Del cioccolato;
In via del Tritone
L'albero del panettone
In viale Buozzi
L'albero dei maritozzi,
E in largo di Santa Susanna
Quello dei maritozzi con la panna.
Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
Dobbiamo scegliere il posto
All'albero dei trenini:
Va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
Lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
E il giorno di Natale
I bimbi faranno
Il giro di Roma
A prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
Colto dal suo ramo
Ne spunterà un altro
Dello stesso modello
O anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
Magari in via Condotti
L'albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
Che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
Di auguri ne ho tanti,
Scegliete quelli che volete,
Prendeteli tutti quanti.

Canto diNatale
di
Gilbert Keit Chesterton

Nel grembo di Maria giaceva il Bimbo
la sua chioma era simile a una luce
stanco e disfatto è il mondo, ma qui tutto
proprio tutto va bene.

Sul seno di Maria giaceva il Bimbo
la sua chioma era simile a una stella
sono astiosi e astuti tutti i re
ma qui sinceri i cuori.

Sul cuore di Maria giaceva il Bimbo
ed era la sua chioma come il fuoco
stanco è il mondo, ma del mondo
è questo il desiderio.

Stava Cristo ai ginocchi di Maria
la sua chioma pareva una corona.
E tutti i fiori a lui guardavan su
tutte le stelle giù.

 

A GESU' BAMBINO

di Umberto Saba


La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!
Tu, Re dell’universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.
Gesù, fa' ch'io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa' che il tuo dono
s'accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel Tuo nome.

I MAGI

Angiolo Silvio Novaro

La carovana
non è lontana
dei Magi d'Oriente.
Scalpitio di cavalli si sente,
suoni di pifferi, confuse
arie di cornamuse.
I re portano tesori
su cavalli bardati d'argento,
e i pastori a passo lento
ingenui cuori.

Alessandro Manzoni

Qual mai tra i nati all'odio,
quale era mai persona
che al Santo inaccessile
potesse dir: "Perdona"?
Far novo Patto eterno?
Al vincitore Inferno
la preda sua strappar?

Ecco ci è nato un Pargolo,
ci fu largito un Figlio:
le avverse forze tremano
al mover del Suo ciglio:
all'uom la mano Ei porge,
che si ravviva e sorge
oltre l'antico onor...

Dormi, o Fanciul; non piangere;
dormi, o Fanciul celeste:
sovra il Tuo capo stridere
non osin le tempeste,
use sull'empia terra,
come cavalli in guerra,
correr davanti a Te.
Dormi, o Celeste: i popoli
Chi nato sia non sanno;
ma il dì verrà che nobile
retaggio Tuo saranno;
che in quell'umil riposo,
che nella polve ascoso,
conosceranno il Re

David Maria Turoldo

Preghiere di Natale
E cielo e terra e mare invocano
la nuova luce che sorge sul mondo,
luce che irrompe nel cuore dell'uomo,
luce allo stesso splendore del giorno.

Tu come un sole percorri la via,
passi attraverso la notte dei tempi
e dentro il grido di tutto il creato,
sopra la voce di tutti i profeti.

A te che sveli le sacre Scritture
ed ogni storia dell'uomo di sempre,
a te che sciogli l'enigma del mondo
il nostro canto di grazia e di lode

 

David Maria Turoldo

Gesù sei il figlio agognato di David,
il figlio di Abramo:
sei il nostro primo fratello,
il frutto benedetto
di tutta la creazione:
anche noi ora per te siamo
figli di Dio.

Gesù Signore, o luce del mondo
figlio di Dio e figlio dell'uomo,
per te la terra ritorni il giardino
ove Dio e l'uomo si parlino ancora;
ra che parli con voce di uomo,
ogni cuore ti ascolti, o unico Verbo,
sola parola che vive e salva:
per questo tu stavi fin da principio
e continui a vivere nei secoli dei secoli. Amen.

Giuseppe Pellegrino (poeta foggiano)

LA LUCE

La luce guardò in basso
e vide le tenebre:
"Là voglio andare" disse la luce.

La pace guardò in basso
e vide la guerra:
"Là voglio andare" disse la pace.

L'amore guardò in basso
e vide l'odio:
"Laggiù voglio andare" disse l'amore

così apparve la luce
e inondò la terra,

così apparve la pace
e offrì riposo,

così apparve l'amore
e portò la vita.

"E il verbo si fece carne
e dimorò in mezzo a noi"

Umberto Saba

La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!
Tu re dell'Universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.
Gesù fa che io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa' che il tuo dono
s'accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel tuo nome.

Gianni Rodari

La neve

Che bella neve, che invenzione
la neve di lana e di cotone…
Non bagna i guanti
né le mani senza guanti,
né i piedi senza scarpe,
né i nasi senza sciarpe,
né le teste senza cappello,
né i cappelli senza ombrello,
né le stufe senza carbone,
questa bellissima invenzione,
la neve di lana e di cotone.

Gianni Rodari

Lo zampognaro

Se comandasse lo zampognaro
Che scende per il viale,
sai che cosa direbbe
il giorno di Natale? “Voglio che in ogni casa
spunti dal pavimento
un albero fiorito
di stelle d'oro e d'argento”. Se comandasse il passero
Che sulla neve zampetta,
sai che cosa direbbe
con la voce che cinguetta?
“Voglio che i bimbi trovino,
quando il lume sarà acceso
tutti i doni sognati
più uno, per buon peso”. Se comandasse il pastore
Del presepe di cartone
Sai che legge farebbe
Firmandola col lungo bastone? “Voglio che oggi non pianga
nel mondo un solo bambino,
che abbiano lo stesso sorriso
il bianco, il moro, il giallino”. Sapete che cosa vi dico
Io che non comando niente?
Tutte queste belle cose
Accadranno facilmente; se ci diamo la mano
i miracoli si faranno
e il giorno di Natale
durerà tutto l'anno.

Gianni Rodari

 Il pianeta degli alberi di natale

Dove sono i bambini che non hanno
l'albero di Natale
con la neve d'argento, i lumini
e i frutti di cioccolata?
presto, presto adunata, si va
sul Pianeta degli alberi di natale,
io so dove sta. Che strano, beato Pianeta…
Qui è Natale ogni giorno.
Ma guardatevi attorno:
gli alberi della foresta,
illuminati a festa,
sono carichi di doni.
Crescono sulle siepi i panettoni,
i platani del viale
sono platani di Natale.
Perfino l'ortica,
non punge mica,
ma tiene su ogni foglia
un campanello d'argento
che si dondola al vento.
In piazza c'e' il mercato dei balocchi.
Un mercato coi fiocchi,
ad ogni banco lasceresti gli occhi.
E non si paga niente, tutto gratis.
Osservi, scegli, prendi e te ne vai.
Anzi, anzi, il padrone
Ti fa l'inchino e dice:"Grazie assai,
torni ancora domani, per favore:
per me sarà un onore…" Che belle le vetrine senza vetri!
Senza vetri, s'intende,
così ciascuno prende
quello che più gli piace: e non si passa
mica alla cassa, perché
la cassa non c'è. Un bel Pianeta davvero
Anche se qualcuno insiste
A dire che non esiste…
Ebbene, se non esiste, esisterà:
che differenza fa?