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Beato Alberione

L’Avvento è preparazione al Natale.

Gesù nel giorno di Natale aprirà la sua scuola agli uomini: scuola di verità, scuola di santità, scuola di amore.
Dobbiamo sentire la necessità di questa scuola; in questo tempo di preparazione al Natale dobbiamo riconoscerci ignoranti,pieni di difetti, inclinati al male, alle passioni, al peccato e quindi entrare in un certo spirito di penitenza.
La Chiesa nelle domeniche di Avvento fa indossare i paramenti violacei che indicano penitenza. Quanti errori sono nella mente degli uomini, quante dottrine false si vanno predicando e quante massime errate sentiamo ripetere tanto spesso!
Massime mondane che riducono tutte a questo: considerare soltanto la vita presente, i beni transitori,mentre è solo mezzo per conseguire la felicità eterna.
Lo spirito del mondo inclina a scambiare il fine con i mezzi e cioè a cercare la felicità e la soddisfazione quaggiù, come se fossimo creati per il tempo e non per la eternità.
Entriamo nello spirito dell’Avvento che è spirito di umiltà.
Umiltà e spirito di penitenza, riconoscendo i nostri sbagli e i nostri peccati; umiltà e supplica,riconoscendoci deboli, fragili, inclinati al male.
Riconoscere il gran bisogno che abbiamo del Maestro Divino.
Questo tempo ci serva specialmente per chiedere al Signore che si ripeta la sua venuta, cioè l’Incarnazione del Figlio di Dio, ma nel mondo presente, il quale, in una parte notevole, ignora ancora, oppure rifiuta di riconoscere il Salvatore.
Soprattutto chiedere che il Figlio di Dio venga a nascere nei nostri cuori, nelle nostre menti; ci trasformi, perché la redenzione consiste nel diventare simili a Gesù.
Seguiamo l’insegnamento di san Paolo, particolarmente adatto a questo tempo:
“Vivere con temperanza,giustizia e pietà aspettando la lieta speranza e la manifestazione gloriosa del nostro Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo”.
Temperanza. Mortificare le passioni sregolate: frenare gli occhi, la lingua, frenare ogni cupidigia, frenare l’orgoglio, la sensualità.
Temperanza anche nei godimenti della terra.
Bisogna che la letizia sia sempre temperata da quello che è giusto, da quello che è il limite segnato da Dio stesso.
La letizia non deve mai trasmodare e arrivare al peccato,al disordine.
Giustizia. Giusti verso Dio: a Dio l’onore e la gloria; giusti verso il prossimo: rispetto nelle parole e nelle opere; rispetto ai superiori, agli uguali, agli inferiori.

Giustizia che riguarda l’onore, i doni spirituali e i beni corporali.
Pietà. Questi devono essere giorni di grande pietà. Fare bene tutte le pratiche di pietà. Risvegliare in noi l’amore a Dio, a Gesù, alle anime.
Preghiamo devotamente: Concedici,onnipotente Iddio che la nascita del tuo Unigenito secondo la carne ci liberi dalla schiavitù che ci tiene sotto il giogo del peccato.
Letizia santa sulla terra, che preluda alla letizia eterna in cielo.

Primo Maestro (don Alberione)

(da una circolare di dicembre del 1962)

Andiamo a Betlemme

A Betlemme, nella notte buia nacque il Salvatore Gesù. Gli angeli cantarono i motivi dell’Incarnazione, il programma di vita di Gesù Cristo, le intenzioni che devono guidare ogni cristiano in tutti i passi. (leggere 2 Pietro 1,3:8)

1. Rappresentiamoci al vivo la grotta, la greppia, il bue e l'asino; poi Giuseppe, Maria,
il Bambino. Adoriamo con gli Angeli.
Il presepio è cattedra del Maestro, tribunale del Giudice, trono di misericordia. E' cattedra, la prima cattedra del Maestro Divino. Egli, tacendo, insegna alle anime pie e docili: l'umiltà, la povertà, la pazienza.

L'umiltà: essendo Dio, umiliò, annientò al cospetto degli uomini Se stesso; e si mostrò come uomo, anzi come bambino. Impariamo a scomparire: «Sarebbe una intollerabile imprudenza, mentre la maestà si annientò, se il vermicciattolo si gonfiasse ed inorgoglisse ».

La povertà. Gesù ha, per casa, una grotta; per culla una greppía, per letto un po' di paglia, per fasce dei pani grossolani. Eppure Egli è Dio vero da Dio vero; dal quale tutto fu creato. Egli predicherà poi: Beati i poveri.

La pazienza: Venne nella Sua nazione, ma non fu accolto; anzi, fu cercato a morte. Eppure, dimenticato, tace; come tacerà quando sarà accusato e condannato. Impara il silenzio di chi soffre solo per Gesù Cristo.

2.Il presepio è tribunale di giudice. Tacendo, il Bambino fa conoscere chi è e chi non è Suo discepolo. E' suo discepolo chi si mette alla scuola dei Suoi esempi: chi Lo segue, Lo imita nella umiltà, povertà, mortificazione, pazienza. Non è suo discepolo chi non viene alla Sua scuola; o non ne approfitta; o ci viene solo raramente o quasi per curiosità.
Vero Suo discepolo è chi prende la sua croce e Lo segue; non è vero Suo discepolo chi non porta la sua croce.
E' vero discepolo chi rinunzia a tutto od almeno distacca il suo cuore da tutto, per Suo amore; non è vero Suo discepolo chi è mondano, cerca se stesso, ama la vita comoda, gli onori, i piaceri, le ricchezze.
E' Suo discepolo chi ne ha lo spirito di mansuetudine e di carità; non lo è chi si vendica, odia, invidia.

3. E' trono di misericordia. Nel presepio Gesù per la prima volta stende le Sue braccia per invitare a Sè tutti gli uomini, come farà in tutta la vita: « Stesi tutto il giorno le mie mani». (Isaia 65:2). «Venite a me voi tutti che avete sofferenze o peso di peccati: vi ristorerò». Molte sono le pene nostre: «Molte sono le tribolazioni dei giusti». (Salmi 33:19). Confidiamoci in Gesù: Egli ci conforterà.
Prima, perdonerà ai pentiti i loro peccati; poi, ispirerà la pazienza; inoltre infonderà conforto con la speranza del paradiso. Ogni pena confidata a Gesù, riuscirà lieve; accettata dalla Sua mano cesserà di essere una croce.

ESAME. - II Natale per me è soltanto una festa di famiglia? Od un giorno di poesia? O un'occasione di riposo e godimento umano? Oppure è una nuova nascita in Cristo?

PROPOSITO. - Oggi entro alla scuola di questo Divino Maestro, per restarvi ogni giorno della mia vita.

PREGHIERA. - «Signore, che questa notte sacratissima hai rischiarata con i fulgori della vera luce; concedi, Te ne preghiamo: che di quella stessa luce di cui in terra conosciamo i misteri, in cielo, poi, partecipiamo ai gaudi nella contemplazione della Tua gloria».

Don Alberione