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pdf Erminia 2009 | Calendario Sr.Erminia | Progetto scuola | Libro | Apostola e mistica | Preghiera | Santi Beati |

  Calendario della gioia 2017
di Sr Erminia
Chi desidera il calendario lo richieda a Pini

Per informazioni

ASSOCIAZIONE AMICI DI
SUOR ERMINIA BRUNETTI

C/o Pini Francesco Via Panoramica 8 40033 Casalecchio di Reno (BO)
C.C.postale n. 28609402 - Contatti

Domenica 17 Settembre 2017 alle ore 16,00
presso la Parrocchia di S.Girolamo della Certosa di Bologna
Via
della Certosa,18
Celebrazione della Santa Messa

pdf Programma pdf Notizie Un cuore grande ...

 Saranno presenti sacerdoti per le confessioni dalle ore 15,00.

Programma pdf | Settembre 2016 |

Suor Erminia Brunetti era ed è un'anima eletta, una donna chiamata dal Signore ad una grande missione d'Amore e che sapeva confortare chiunque incontrasse sul suo cammino con la parola di Dio.
Ha condotto una vita interamente dedicata al prossimo e i suoi insegnamenti di Vita non hanno mai cessato di trasmettersi, grazie ai suoi amici dell'Associazione a lei dedicata che le affidano quotidianamente problemi e speranze per le loro vite.


TESTIMONE DELLA MISERICORDIA DEL PADRE
Sr.Erminia Brunetti

La storia di Sr. Erminia, delle Figlie di San Paolo. Una testimonianza di G. Zannoni che si estende alle linee fondamentali della vita interiore e dell'apostolato di questa protagonista. Un racconto agile per la ricchezza di episodi significativi e ignorati anche da chi è vissuto a lungo accanto a lei. Donna con una squisita sensibilità verso i sacerdoti, animata di amore materno, con un cuore proteso a cogliere e discernere le miserie dell'umanità.

Libro Ed.Paoline

 

Descrizione

È la biografia di suor Erminia Brunetti (1914- 1996), appartenente alla congregazione delle Figlie di San Paolo. Nella sua vita si sono verificati fatti straordinari, al limite e spesso ben oltre la «normalità»: suor Erminia era in grado di conoscere alcuni eventi prima che si verificassero, aveva la capacità di liberare dalle possessioni demoniache, di operare guarigioni insperate. Tutte manifestazioni di doni particolari che lei ha messo a servizio del prossimo. Molte persone, infatti, le si rivolgevano per avere consiglio su una questione ... Continua

ANCHE NOI TESTIMONI DELLA MISERICORDIA DEL PADRE

La missione di Suor Erminia Brunetti
Riflessioni di
DON VENANZIO FLORIANO
ssp
della Famiglia Paolina


IL CUORE DI UNA GRANDE MADRE

Una maestra racconta: Una mattina condussi i miei alunni al laboratorio di anatomia umana della università. Stavamo osservando alcuni organi, quando notammo un cuore smisuratamente grande. Chiesi ai ragazzi se sapevano dirmi a chi fosse appartenuto, intendendo quale malattia avesse causato la morte di quella persona. - Io lo so - disse un ragazzo in tono molto serio. - Era il cuore di una madre.

Premessa

Suor Erminia Brunetti: il cuore grande di una madre. Una vera consacrata, figlia devotissima del Padre celeste, affascinata dalla sua misericordia; sulla terra, nel suo lungo periodo di vita, figlia fedele del beato Giacomo Alberione, il fondatore della Famiglia Paolina, di cui suor Erminia faceva parte nella congregazione delle Figlie di san Paolo. Molti l'hanno conosciuta e ammirata, ma soprattutto amata, perché trasudava dalla sua persona la paternità e la maternità di Dio, "dives in misericordia". Anch'io le ho voluto bene; e mi era naturale, perché mi sentivo amato da lei nel più profondo del suo cuore come persona e soprattutto come sacerdote. Soprattutto negli ultimi anni della sua vita, ho avuto la gioia di incontrarla quasi una volta al mese. Il primo incontro risale all'anno 1980. Non la conoscevo, né avevo mai sentito parlare di lei.

Ma quell'incontro alla stazione di Milano ha dato inizio a una stupenda avventura spirituale. Il governo delle Figlie di san Paolo aveva organizzato un incontro di approfondimento sul servizio dell'autorità. Per lo scopo erano state invitate le superiore delle varie comunità sparse per l'Italia. Il luogo dell'incontro scelto era la comunità delle Pie Discepole, residenti a Cinisello Balsamo, in quel di Milano. Allora ero superiore della comunità "San Paolo" di Cinisello Balsamo. Quel mattino la superiora delle Pie Discepole, che stava accogliendo le consorelle, mi chiese il favore di mandare un confratello alla stazione di Milano per prelevare una superiora delle Figlie di san Paolo che vi era giunta. Dopo aver promesso di provvedere, dovetti richiamarla per dirle che non ero riuscito a trovare nessun confratello libero per quel servizio. Dopo qualche minuto la superiora delle Pie Discepole mi ritelefonò insistendo sulla sua richiesta; mossi alcune obiezioni, ma infine cedetti: «Va bene, vado io», risposi un po'scocciato. Ebbene, non ho più cessato di ringraziare il Signore per quell'insistenza. Giunsi alla stazione di Milano. Intravvidi di mezzo alla folla una suora; pensai subito fosse suor Erminia, perché la riconobbi per la loro specifica divisa; ma io quella mattina non avevo alcun distintivo di riconoscimento come prete e tanto meno come prete paolino. Ebbene, vidi suor Erminia corrermi incontro, abbracciarmi come se già ci fossimo incontrati numerose volte. Provai una gioia immensa, perché ho intuito che lei in qualche modo già mi conosceva; il modo ho potuto comprenderlo sempre di più negli incontri che, da allora, ho avuto con lei e con la sua esperienza.
Lei stessa mi diceva che in quel momento la voce interiore le disse: «È quello il sacerdote che è venuto a prenderti, ed è un bravo prete». Da allora ho potuto penetrare con stupore e gioia in quel grande cuore, ricevendone benefici per il mio sacerdozio.

Fare le cose ordinarie in modo straordinario

Prima di entrare nella trama di questa vita che stupisce e stupirà sempre di più per quello che di certo ancora avverrà per la sua intercessione - in qualche modo la sua opera deve continuare - faccio una premessa importantissima, per non deviare nell'interpretazione che dobbiamo dare di quello che suor Erminia ha vissuto e ha operato nella sua vita. Se ci si pone di fronte alla dignità di una persona con i criteri dei sapienti di questo mondo, lei stessa riconosceva - però con umiltà vera e profonda - che il Padre celeste l'aveva arricchita di così tanti e particolari doni da stupire essa stessa. L'esorcista don Gabriele Amorth, nell'omelia che tenne il giorno del funerale, così li elencava: «...discernimento, conoscenza delle coscienze, veggenza, preveggenza, profezia, guarigione, liberazione»: e io aggiungo: un forte carisma di esorcismo.

In uno di quei misteriosi colloqui, che suor Erminia aveva la fortuna di instaurare con la Trinità, con Gesù, la Vergine... (quando mi raccontava queste cose, mi diceva: «Sembrano favole, eppure sono cose che io vivo»), ebbene il Padre celeste stesso affermò che, dopo la madre di suo Figlio, non aveva più arricchito una creatura di doni così grandi e numerosi. Quando questo avvenne, io ero presente, e ne godetti tanto, pensando alla gioia di essere io stesso membro della Famiglia Paolina, come suor Erminia. "Famiglia Paolina", che il beato Giacomo Alberione stesso dovette dichiarare "mirabile", perché se la vide fiorire tra le mani in modo stupefacente. E faceva sognare i suoi primi figli proiettando il loro sguardo sul futuro di Dio: «Alzale gli occhi, mirate in alto un grande albero di cui non si vede la cima: questa è la nostra Casa che è davvero un alberone... ma, voi direte, dove vuol portarci stasera il Teologo?... Io vi dico: siate santi, come è santo Dio. bisogna essere così... II torto più grave che Dio riceve dalla nostra Casa è la mancanza di fiducia in Lui, mentre egli ci dimostra che è tutto Lui che fa. Noi siamo goffi, stupidi a non fidarci di Lui». Non pare di sentire suor Erminia?

Per questo tutti voi, "amici di suor Erminia", ne fate parte; non come fondazione (sono lo le istituzioni fondate direttamente dal beato Alberione), ma di certo come "gemmazione" dal tronco fecondo di questo grande "alberone", come sono le "Ancillae", fondate da don Stefano Lamera, come sono gli "Anici alberioniani", gruppo iniziato da una ex Figlia di san Paolo, come è l'Associazione Regina degli Apostoli, voluta da un parroco di Veglie. Ora, per valutare in modo evangelico la grandezza di una persona, così da spazzare il campo da errate interpretazioni e spegnere ogni trionfalismo puramente esteriore, occorre rispondere a questa domanda: quale è la vera grandezza per il Signore? Forse nell'aver fatto carriera, nell'essere popolari (suor Erminia era conosciutissima)? Sta forse nell'aver avuto doni strepitosi e fascinosi? Suor Erminia ha avuto carismi numerosi ed eclatanti. Sta qui la vera grandezza? Alla luce della logica del Signore- che disse più volte: “Fu detto…ma io io vi dico” e proclamando la vita come servizio, non come ricerca di prestigio e di potere:”Tra voi non sia così” (Mt 20,26)- dobbiamo dire “no”; e se cerchiamo suor Erminia solo per i doni che ha avuto, è meglio che la lasciamo in pace nella felicità del paradiso, dove è già stata accolta da tutte le persone a cui ha fatto del bene. Sant'Agostino, riflettendo sulla grandezza di Maria, afferma che per lei «fu maggior merito presso Dio l'esser stata fedele discepola di suo Figlio che l'esserne stata madre».

La maternità divina è stata un servizio; e ciò che è servizio non costituisce mai la grandezza della persona presso Dio. Il papa non è grande perché papa (è un servizio); lo spazzino non è insignificante perché spazzino (è un servizio). Ogni rivendicazione parte sempre da questa errata concezione di un ruolo che ognuno di noi ha nella vita; ruolo, che quando non è vissuto come servizio ma come prestigio e potere, diventa la nostra condanna. E allora si giunge a penose ridicolizzazioni: le donne rampanti, che mettono la carriera prima di tutto, anche degli affetti familiari; gli spazzini, che non vogliono più essere spazzini, ma operatori ecologici, ecc. Il discorso sarebbe lungo! Ma già solo questo ci dice quanto impegno richieda da parte di noi cristiani assumere la mentalità del vangelo, non quella del mondo, che provoca distruzione e morte. Pensate all'eccidio all'università di Denver! Solo questa puntualizzazione: l'università aveva diviso i giovani in 12 categorie; i giovani, che compirono quell'eccidio, appartenevano alla categoria infima ed era la più disprezzata... La rivendicazione di una dignità li ha portati a quel gesto di morte. Allora, dove sta la vera grandezza? Unicamente nell'essere figli di Dio, senza distinzioni né di sesso, né di razza, né di ruolo. Come dice Paolo: «Non esiste più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna.

Ormai siamo tutti uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28; cf Col 3,m). Evidentemente queste distinzioni e differenze permangono, ma non dobbiamo cercare in esse la nostra dignità. L'essere uomo o donna, bianco o nero, direttore o spazzino è un servizio alla comunità; di conseguenza le differenze non sono più discriminanti ma complementari, perché sarà ugualmente necessario il direttore e lo spazzino, il ché sarà ugualmente necessario il direttore e lo spazzino, il superiore e il suddito. Di conseguenza comprendiamo appieno il valore di un criterio che percorre tutta la bibbia. Quando Samuele venne mandato per scegliere il nuovo re tra i figli di Iesse, il papà capì che avrebbe dovuto collaborare a una giusta scelta e provvide che il più mingherlino non fosse presente per evitare brutte figure; e presentò gli altri di cui andava fiero. Ma il Signore scartò tutti e scelse Davide, che stava pascolando le pecore, e fece dire a Samuele: «Io non guardo ciò che guarda l'uomo. L 'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore» (1Sam 16,7). Alla luce di questo principio, che cosa conta per il Signore? Il cuore; e nel "cuore" risiedono le motivazioni che ci spingono ad agire. Per il Signore non conta ciò che fai e ciò che hai, ma il modo, il "come", le motivazioni per cui operi. La grandezza non sta nelle cose realizzate, ma nelle motivazioni solide e profonde che ognuno di noi cerca di coltivare nel cuore. Diceva ironicamente un sacerdote salesiano: «Dio non misura con il metro, ma con il termometro».

Mons. Tonino Bello affermava: «Non saremo giudicati sulle "opere di carità", ma sulla "carità delle opere ». Altro è dare un bicchiere d'acqua a un assetato con stizza perché scocciati in un momento inopportuno; altro è darlo perché vediamo Gesù nel cuore di quell'assetato che ci stende la mano; solo nel secondo caso Gesù lo riconosce come atto di "carità". In questo sta la grandezza di madre Teresa, del beato Giacomo Alberione. Solo così comprendiamo in modo giusto la grandezza di suor Erminia. La società dell'efficienza e del profitto, per la quale contano solo i risultati (e questi sono sempre i soldi), ci impedisce di dar valore alle motivazioni; eppure una mamma, motivata dall'amore, è disposta a dare la vita per il figlio; e per contro un uomo, motivato dall'odio, è disposto a uccidere. Il beato Aberione è stato grande per le motivazioni; per questo è riuscito a fare cose grandi, ma queste non erano assolutamente la ragione per cui egli si sentiva importante; era convinto che sua mamma - si chiamava Teresa - se in vita ha coltivato motivazioni più pure delle sue, ebbene, al cospetto di Dio) sarebbe stata più grande del figlio, che pur tra comunità e luoghi di apostolato, ne ha fondati più di 500. Ecco allora l'impegno di chi vuol essere grande per il Signore: «Fare le cose ordinarie in modo straordinario»; slogan di alto valore spirituale ma anche di grande valore pedagogico, che tutti i genitori dovrebbero inculcare nei figli, per evitare oggi depressioni e deviazioni.

Il beato Alberione ci diceva: «La sabbia del mare è immensa, ma è fatta di piccoli granelli»; ed era così convinto di questa verità da non cercare mai di apparire, anche se ha fatto cose che lo hanno fatto conoscere in tutto il mondo. Sapeva salire sui pulpiti più alti della comunicazione sociale senza apparire, cioè senza fare dello "status" un motivo di prestigio, ma sempre e solo un servizio. Accogliamo con stupore questa perla di saggezza: l'autentica grandezza non solo sta nelle piccole cose, ma fiorisce dalle piccole cose di ogni giorno assunte con responsabilità.
Anche suor Erminia, degna figlia del beato Alberione, era convinta di questo; e se ci impegniamo a imitarla, dobbiamo imitare la sua umiltà, la sua mitezza, la sua pazienza, la sua fede, la sua forte preghiera, la sua disponibilità per gli altri, la sua capacità ad accettare critiche e opposizioni. Le cose "straordinarie" che ha fatto (guarigioni, liberazioni, profezie, contatti con l'aldilà) sono ormai passate, anche se nel libro della sua vita debbono essere raccontate (e le troverete fissate nella biografia di mons. Zannoni, Testimone della rnisericordia del Padre; sto insistendo perché si scriva di suor Erminia una biografia più ragionata); ma queste sono raccontate unicamente per esaltare la grandezza di Dio e convincerci che ancora oggi il Padre opera nella storia e nella "piccola storia" che è la nostra vita. Questa introduzione era necessaria per leggere in modo giusto quello che ora cercherò di dirvi sui doni che suor Erminia ha ricevuto da Dio. "E con il permesso del mio Fondatore Don GIACOMO ALBERIONE ho offerto la mia povera vita con Gesù al Padre Celeste per la santificazione di tutti i sacerdoti del mondo, e quando Dio mi chiamerà a sè avrò sempre per i suoi sacerdoti un amore particolare e loro potranno pregare per me e sentirmi loro madre, perchè da parte mia col permesso di Dio, li esaudirò e li proteggerò sempre da ogni pericolo"

La vocazione specifica

Suor Erminia non ha mai messo in dubbio di essere stata chiamata da Dio a far parte della congregazione delle Figlie di san Paolo, una delle 10 istituzioni fondate dal beato Giacomo Alberione, considerato giustamente il “fondatore più prolifico” di ogni tempo. È stato beatificato da Giovanni Paolo II il 27 aprile 2003, la seconda domenica dopo Pasqua, domenica della divina Misericordia.
Ebbene, quando suor Erminia mise in dubbio verso i quarant’anni l’appartenenza alle Figlie di san Paolo, poiché sentiva un forte desiderio della vita claustrale, ricevette una risposta interiore molto forte: «Se vai in clausura ti dannerai».
All’interno della chiamata ad essere Figlia di san Paolo ne ebbe un’altra con mirabili sfaccettature! Una missione tutta particolare, che in seguito capì far parte delle «mirabili ricchezze – come scrisse il beato Alberione nella storia carismatica delle fondazioni – elargite da Dio alla Famiglia Paolina, da rivelarsi nei secoli futuri mediante i novelli angeli della terra, i religiosi» (Abundantes divitae gratiae suae, n. 4).

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