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INIZIATIVE


Maria Negretto

Volontaria Italiana
A Bafoussam ( Cameroun)
26/01/2008

   PROGETTO RADIO DIOCESANA BAFOUSSAM
RADIO SPERANZA

 

Credo che oramai é scoccata l’ora!

La Radio per il Cameroun é un mio sogno, un sogno che nutro da quache anno; sono testarda é vorrei realizzarlo . Non debbo smettere di sognare, a sognare ancora, perché i Camerounesi amano molto ascoltare la radio... in ogni casa, in ogni capanna, cen’é una!
La radio é un fattore assolutamente strategico di formazione della gente. Le immitenti nazionali mandano in onda solo loro notizie e... musica, musica!. Non basta, abbiamo molto bisogno di informazione e formazione.
So che i costi per l’ impiantazione di una radio, sono proibitivi, ma l’esperienza dice che occorre avere le idee chiare,e  quando la preoccupazione é a pro della dignità umana, quando l’ amore dell’altro é vivo in te...., ci si arriva!
E’ la speranza che salva!! Ed io dopo 40 anni di presenza attiva qui nella zona di Bafoussam, credo nella provvidenza e credo nella disponibilità di tanti, alla condivisione, alla cooperazione.
L’importante é cercare di salvare la dignità dell’uomo, a cercare il bene dell’altro!

Si, in 40 anni di presenza attiva qui nella zona di Bafoussam, la mia tecnica, il mio segreto, é sempre stato quello di impegnare  le masse alla coscienza dei bisogni ed alla  presa in carico del loro sviluppo, tutto ciò con azioni concrete di  : informazione, animazione, educaziine , promozione  alla prevenzione di ciò che può nuocere ad un equilibrio per una miglior salute.
Anche se sono sempre venuta incontro a miserie di ogni tipo ed  a bisogni prioritari : cura lebbra per 20 anni, campagne di vaccinazioni, progetto idrico con realizzazioni di puntti d’acqua potabile , tubercolosi, infezione HIV e suoi danni...)
Mi sono sempre preoccupata ed impegnata nella formazione dei quadri locali ( Infermieri, Agenti Sanitari Comunitari, Animatori Sanitari.)
Realizzazione di scuolette per permettere le elementari nei villaggi più sperduti, Adozioni a distanza per poter pagare poi gli insegnanti...
Creazione di Centri Sanitari, attualmente funzionali ed affidati completamente a personale otoctono

Creazione di un Laboratorio analisi mediche di referenza per la Provincia con tecnici specializzati e reciclati regolarmante.
Ho sempre avuto un occhio vigile per le varie  miserie umane ( vedi pure  un mio intervento nelle Prigioni Centrali di Bafoussam dove le condizioni igieniche si fanno desiderare di molto... e dove la malnutrizione crea un sovrannumero e di morbidità e di mortalità .
Da sempre ho notato e scoperto che ogni deficenza, ogni povertà , ogni miseria é generata dalla  causa principale, nel nostro caso che é “ La povertà dell’ignoranza”. Si,  la povertà dell’ignoranza il peggiore nemico che ritarda  il progresso e continua a creare limiti...e problemi
Quante malattie inutili, decessi inutili causa l’ignoranza in materia di salute!...
Quante paure che ti portano a giudicare, condannare l’altro, alla gelosia, allo scoraggiamento faccia il futuro : mancanza di speranza, dunque, mancanza d’impegno...
Ignoranza che rende irresponsabili, sfruttatori.. ecco la corruzione che dilaga in Cameroun!. Ecco le evasioni verso le grosse città, verso i Paesi delll’Europa.

Ecco cosa intendo per Bafoussam : Radio Speranza !! Oltre che vederlo come  uno dei miei ultimi progetti...Vorrei  realizzare questo mio ultimo sogno se il Buon Dio mi permette ancora qualche anno di presenza presso questi miei fratelli che porto nel mio cuore di madre. Realizzare questo mio ultimo sogno prima di tornare là dove la mia vocazione alla solidarietà ed alla  condivisione , é nata., cioé in Italia.
La radio, si, una radio locale  tenuta e mantenuta  dai locali, da loro stessi. Il Cameroun é ricco di potenze intellettuali, specialisti per  mantenerla attiva 24 ore su 24, ce ne sono e sono certa saranno fieri di  far partecipare le loro conoscenze, fare risuonare la loro voce in ogni angolo .
Ripeto che gli apparecchi  radio, qui sono alla portata di tutti ed ai camerounesi piace ascoltare più che a guardare la TV...si sente più libero, non é condizionato dall’immagine......ed anche lui : sogna...
L’aver incontrato la rispettabile Equie Rotary Club di Potenza al mio Centro Saniario di Baleng, il sabato 26 gennaio 2008 alle ore 12 e30, per me é stata una sorpresa, una vera provvidenza.

L’articolo apparso qualche mese fa in Italia su Famiglia Cristiana, ha colpito  il Coordinatore del gruppo ..., li ha colpiti tutti e... si sono interessati..... Chiedono a me : “Perché Radio Speranza?... Perché radio “ ???
La mia speranza ora é luminosa ; non sono più sola . Ora il mio sogno é entrato in un quadro dove sono stata capita fino alle estremità dei miei desideri...Dove me ne accorgo che ancora nel mondo moderno, ci sono persone  solidali e generose che hanno voglia di condividere!
Con la mia presenza qui nella zona di Bafoussam , ho sempre mirato in alto, ho sempre avuto sogni e passioni forti... mi sono un po’ innamorata di questi miei fratelli. Ho sempre sognato ardito e.... sopratutto di carattere sono testarda.
“Ardente testarda , innamorata che ha sempre sognato grandi cose  e... sempre si é consigliata con il Signore, il Padre Buono per ogni sua creatura.... un Padre che sempre mi ha preso sul serio”.
Questa mia descrizione vorrebbe essere una  richiesta di aiuto alla Rotary Club di Potenza , accompagnata da tanta simpatia ed amicizia in riconoscenza per essere venuti da me, verso di me  .
Come sempre , riporterò la proposizione di domanda  fattami dal gruppo  Rotary sabato scorso, al nostro Vescovo di Bafoussam coordinatore e responsabile legale di ogni progetto per approvazione e benedizione . Con Lui stesso ,aggiungeremo  un preventivo di spesa totale e vedere in quale misura i nostri amici potranno aiutarci e ... vedere là dove noi cercheremo la nostra partecipazione local per la realizzazione di si grande progetto.
Nell’attesa che i tempi maturino, ringrazio ed assicuro tutta la mia simpatia ed amicizia verso il Dottor Alfonso e .......

Un caro a risentirci ed arrivederci !

Maria

 

CURE PALLIATIVE


CURE  PALLIATIVE  QUESTIONE  DI  VITA !!

 

Cosa si intende per Cure Palliative.....
Varie sono le interpretazioni, ciò dipende dal movente col quale ci si muove...In Europa, spesso é un modo per economizzare le spese d’Ospedale (o USL) per un ammalato con prognosi : malattia a lunga decenza..
Limitare quindi i giorni di ricovero inviando l’ammalato ai Post-Acuti...., oppure , aprendo dgli Hospices...... o ancora riocondurre l’ammalato a casa ed assicurare le visite domiciliari... ecc....  Ma stiamo attenti che se in questi servizi di Post-Acuti ; di Hospice o visite domiciliari.. ecc... non si cerca di  trovare e formare  personale di assistenza che viva già il senso del volontariato o la vocazione vera e propria all’assistenza ed ancor meglio del personale che vive già i valori veri della vita, il diritto di ciascuno alla vita , che sa già vivere la Carità... e sapere che  il sostegno psicologico, non basta...
A mio parere le Cure Palliative comportano varie interpretazioni  ( vedi elencate qui sotto) che in fin, fine, si riducano in una sola : “ Praticare la Carità “........
Coprire  gli ammalati incurabili col mantello della Carità difendere i diritti di chi sta morendo; Aiutare a vivere chi si avvicina alla morte; alleviare il dolore degli’ammalati ed accompagnarli fino all’ultimo istante; portare l’ammalato ancora vivo verso la morte ....

TESTIMONIANZE :

-Un malato terminale ringrazia Dio per il dono che gli ha fatto, anche in quet’ora;
“ La mia malattia non é un tempo per morire, ma per vivere”. E’ un mistero questo miracolo di un cuore che riesce a ringraziare Dio per il dono della vita anche quando si avvicina inesorabile il momento della morte. Sto parlando di Bidias, un mio paziente che seguo da due mesi  al Centro Cure Palliative di Baleng . Ogni uomo che  giunge cosciente sulla soglia di questo passaggio rischia di lasciarsi andare. E’ successo anche a Gesù nell’Orto degli ulivi, poi ancora, in croce : Padre perché mi hai abbandonato?..
-Qui a Baleng, oggi davanti ai nostri occhi, sulla croce c’é un’altro uomo, Bidias, un malato terminale AIDS, assolutamente lucido sul destino cui va incontro. Ma questo uomo non si lascia andare. Riesce piuttosto ad essere di incoraggiamento a noi; ci invita a guardare il momento della sofferenza, pensando alla resurrezione...Accettando  tutto quello che viene dal Signore, la vita, la sua fine, intesa come inizio di vita nuova... -Philippe, un’altro malato terminale AIDS ... paziente delle sue sofferenze che durano ben da quoattro anni. Escogita tutti i ritrovati moderni per sopravvivere... Di tanto in tanto scrive.. scrive poesie e preghiere ( non é l’unico malato che nel lungo corso di questa malattia, scrive poemi o preghiere personali). Ascoltiamo una sua preghiera: “ Cha io accetti Signore, la croce della malattia pensando che tu la permetti e che nulla é perduto davanti a Te; fa che io creda nella vita, fa che io comprenda che é bella, perché dono Tuo, anche se temporanea; fa che io capisca  che questa vita mi riconduce a Te. Che io sia sereno e paziente, quando il male mi strazia o quando la sofferenza lenta assomiglia ad una eterna angonia. Che io creda nel medico e nella medicina e anche nel miracolo:che io lo invochi senza pretenderlo. Che io accetti la solitudine senza far pesare sugli altri la croce che é mia;fa che io non mi lamenti e non abbia paura di tagli e medicine e che non mi stanchi. Fa che io collabori con la scienza sostenendomi con la fede. Guarisci se vuoi, il mio corpo, ma salva l’anima mia”

  Philippe  2003

Con Philippe nel 2003, inizia il mio sogno.. Sostenere i diritti di chi sta morendo!

Il mio sogno, alzarmi con un piccolo gruppo di compagni di viaggio, sognatori come me, per sostenere giustamente  i diritti di chi sta morendo. “Perché morire  con dignità é un diritto di tutti”. Vicinanza umana dell’Infermiere e competenza sanitaria... Il primo bisogno del malato terminale é cancellare o atenuare il dolore. Ma non basta. Eliminata la sofferenza, c’é la vita di tutti i giorni con i suoi bisogni e le sue domande quotidiane... Per questa ragione, non basta neppure solo l’infermiere o il medico; serve il Volontario..., l’assistente sanitario, lo psicologo, il Sacerdote. Il mio percorso é stato allora di mettere il mio sapere e la mia volontà a cercare chi vuole  impegnarsi con me per  : “aiutare a vivere chi si avvicina alla morte” Certi casi di ammalati Aids si presentano al nostro Centro di  Baleng  allo stadio terminale . Li accogliamo, si apre pure un servizio cucina per la preparazione delle diete  specifiche ad ogni caso.Durante questo periodo di due anni, una quindicina di casi hanno beneficiato del nostro servizio d’accompagnamento : malati all’ultimo stadio. La più parte accompagnati alla morte... Quattro casi si sono ripresi ed attualmente profittano della terapia antivivirale.
Un sogno che sembra si realizzi in due anni......No, sono chiamata ed obligata di andare al passo dei miei pazienti o meglio al passo di credenze culturali ed in particolare , accettare le loro paure ( sono in Africa...) . Aspettare, vivendo sempre con loro , ma sognando  sempre di dover e poter ricominciare ed incrementare l’accompagnamento alle Cure Pagliative....Me ne accorgo che  non sono capita, qualcosa non va!... ecco che scopro un espediente che diventa un’altro mio sogno... La Radio.. Perché la radio? , perché mi accorgo che la povertà dell’ignoranza crea tanti e troppi limiti e problemi... bisogna informare, formare, evangelizzare aiurando la gente alla fede in Gesù Cristo liberatore di tutte le paure....e gli africani ne vivono tante!!.. Troppe per poter vivere tranquilli...

Vorrei che il mio sogno si realizzasse per essere capita fino all’estremità dei miei desideri.. Mi sono innamorata di questi miei fratelli Camerounesi. Si, sto sognando a due cose : la Radio e con la radio arrivare a che si capisca che le Cure Palliative, sono sorte per la vita e non per la morte come mi si giudica ancora oggi “ Non andate a Baleng, là si muore”! Eppure a Baleng,li ci si dice in Paradiso, per chi ha avuto il coraggio di venire.. le strutture, l’ambiente sereno ed accogliente, l’esperienza di casi che hanno potuto rivivere , si, anche se poi sono passati all’al di là....
Vorrei che tanti vedano e sentano la rude esperienza di tante persone che al momento stesso dove noi siamo come in altri momenti della giornata, queste persone sono sole in una misera camera davanti a un muro nudo o davanti un telefono muto, dimenticati da tutti perché esse sono anziane, ammalate, straniere o differenti... Il veleno dell’abbandono, la solitudine dell’ostilità!!
Non bisogna dormire  su queste situazioni perché questi ammalati cercano la compagnia ed un  sollievo!
Ed ecco che il mio sogno Cure Palliative a Baleng, appare come l’angelo della consolazione, del sostegno, del conforto che li aiuterà fino alla fine del loro cammino. Ecco la prerogativa di ricominciare l’esperienza delle Cure Palliative a Baleng, per poter confortare, legare, promuovere e sostenere coloro che vorranno collaborare alla “ fragilità umana”. Lo sappiamo bene che l’AIDS é una malattia che dà il tempo di morire.

-Andare vivi all’incontro della morte-

 é il nostro slogan !! Non vi nascondiamo che l’impresa é ardua, che il nostro spirito cristiano deve essere portato alla più grande elevazione per amare empre colui che non é dal punto di vista umano amabile, per vedere l’anima di questo corpo disfatto; per considerare ed abbracciare sempre il Cristo in questi esseri che sono diventati dei marginati da tutti!!   Noi sappiamo che a Bafoussam esiste una classe di rifiutati dalla società. Agiamo per questi fratelli abbandonati a se stessi. Basta fare un giro all’Ospedale Provinciale od in altre Cliniche; nei bassi quartieri della città. Non posso tutto raccontare di ciò che ho vissuto recentemente...

Essere o divenire l’amico degli ammalati che noi assistiamo. E’ una grazia immensa!

  Noi dobbiamo anche sapere che l’ammalato é sovente condizionato dallo sguardo di colui che lo cura e che gli sta vicino. L’ammalato terminale può avere più sintomi : astenia , preoccupazioni, tristezza, depressione, anorexia.. L’uomo é per di più un complessato dei suoi sintomi ed il dolore va al di là dei suoi sintomi fisici che si potranno attenuare con una pastiglia..; non bisogna dare delle risposte semplicistiche. L’ammalato é un essere umano che vive una esperienza particolare, quella della malattia, non deve essere identificato con la malattia. Anche l’influenza socio-culturale é forte; l’ammalato dipende da colui che gli resta attrorno, presenza di depressione, bassa coesione famigliare.... La presenza di un desiderio di morte é  molto frequente tra gli ammalati terminali. Può darsi una domanda seria, ma é sempre una domanda che riviene in certi momenti della giornata, sovente legata alla depressione. Le Cure Palliative, sono una azione concreta per consentire di vivere la morte in una maniera umana. 
Accompagnare l’ammalato all’ultimo stadio. L’incontro dell’uomo interiore. Dalla nostra qualità di presenza, d’ascolto e di tenerezza, noi possiamo aiutare  gli ammalati in fin di vita a prepararsi al grande “ passo”. E’ nella preghiera che noi possiamo attingere la nostra fiducia nell’uomo e nelle sue risorse interiori.
L’accompagnamento dei morenti é una scuola. Quando mi avvicino a questi ammalati dimentico tutto ciò che accade attorno a me. Nel contempo che il nostro uomo esteriore se ne va in rovina... il nostro uomo interiore si rinnova”! Non si può  essere presenti, che con la fiducia nell’altro. L’impegno nell’accompagnamento degli ammalati terminali, esige da noi una riflessione profonda, sulla nostra propria morte... Solo a questo prezzo, noi saremo d’utilità a questi ammalti ed in cambio ci daranno una lezione senza prezzo sulla  vita. Al personale delle Cure Palliative é richiesto che sappiano offrire : presenza – ascolto – assistenza – professionalità – preghiera.  Dio che vede tutto, che apprezza, senza dimenticare il più piccolo bicchiee d’acqua dato ad un povero che ha sete , che ci collochi alla sua destra per la Vita Eterna. Quel che colpisce ancora chi accompagna  gli ammalati terminali, é la pace , la bontà che li innvade all’avvicinamento della morte.. Incredibile quando ci si attende la rivolta!.... Certi esprimono qualche cosa del mistero della sofferenza redentrice : “ Spero che ciò che vivo possa servire ad altri” oppure alla redenzione dell’unìmanità.

All’approcio della morte, ho visto  la gioia... e la santità!!

Non lo posso spiegare, lo testimonio..  Altri dicono pure: ecco la luce mi viene incontro.. vado verso la luce!... Ho assistito anche al dialogo tra due amici AIDS  : “Vado aprire il cammino, saremo insieme, ma in ispirito.  Poi verrò a cercarti.” Ciò che sto dicendo non togli niente dal lato insopportabile della malttia cronica. Se voi sapeste  in quale stato di degradazione e di sofferenza,  molti terminano la loro vita! Sovente occorre amarli, ed avere un certo senso di mistero dell’essere, per  sormontare questo lato insostenibile, e, restare vicino a loro! Con l’attività dell’accompagnamento, le pagine del Vangelo, prendono ai miei occhi una nuova luce. Degli ammalati che fanno nascere attorno ad essi delle parole che non sembrano più di moda come :tenerezza, sollecitudine,humiltà... La malattia é  un valore, ma é difficile fare arrivare il paziente all’esterno della sua situazione, fargli capire che, unita al dolore di  Gesù e a quello di tanti altri che soffrono con pazienza e serenità, anche la sua malattia può essere, come dice S.Paolo, un completare la  passione di Cristo per la redenzione umana. 

- Esperienza di Stefanie :

Il segreto di Stefanie : “L’amore non nasce soltanto dalla gioia, ma può nascere anche dal dolore”.  Sembra poco , ma é tutto. Quella dell’amore é una esperienza profondamente umana, ognuno di noi ha amato i genitori, i fratelli, il fidanzato. Lo sposo o la sposa, i figli. Ma proprio perché umana, l’esperienza dell’amore non si sottrae alle vicende degli uomini e delle donne : il dolore appunto, la sofferenza psichica, la paura, l’angoscia, la disperazione, l morte ; ma anche la gioia, la serenità, la speranza , la vita. Tutto ciò che viviamo , pensiamo, diciamo, facciamo  si fonde nel nostro cuore, per riemergerne quando amiamo.
L’amore soffia anche durante i momenti di tempesta e  negli attimi di buio. Queta é la grande scoperta di Stefanie. Ecco un forte appello : Amiamo, amiamo tutti, a partire da chi ci é più vicino. Amiamo e siamo attenti agli altri, sopratutto a quelli che soffrono : “ Non lasciateci ancora più soli nel nostro dolore. Amore che si fa  attenzione, rispetto, dedizione agli altri. Un amore così, é un amore “missionario” aperto alle storie e ai volti di chi ci sta intorno , un amore che ha il coraggio di piegarsi su chi giace disperato, afflitto , stanco, malato , sofferente. Riporto una piccola preghiera di Melanie, una bambina di 10 anni che frequenta la quinta elementare .


LA SOFFERENZA
Te le ho dette
Le mie pene, le mie sofferenze e le mie gioie.
Te le ho dette:
la mia famiglia e me abbiamo dei problemi
che  nessuno potrebbe risolvere.
Te le ho dette:
con te , proverò di risolverle
per la mia famiglia, per me.
Con Amore,  un saluto a chi mi legge. 
Grazie.      

Maria                                                                      

il 14 febbrtaio 2008

 

Consegna offerte per missione Camerun



Rimini Mercoledì 5 aprile 2006, alle ore 15.15 presso la scuola dell’infanzia comunale ‘La Rondine’ in via Pagliarani Si svolgerà la consegna nelle mani di Maria Negretto



(responsabile per la Diocesi di Rimini) di quanto bambini, insegnanti e genitori della scuola hanno raccolto durante il periodo natalizio a favore della missione in Camerun. La somma raccolta - circa 1000 euro - è il frutto del mercatino natalizio durante il quale sono stati venduti gli oggetti realizzati dagli alunni. Alla cerimonia di domani parteciperà l’Assessore all’Istruzione del Comune di Rimini, Arrigo Albini. ******* RC Rimini Progetto Cameroun: Casa di accoglienza "LA MADELEINE". Attivare una scuola professionale per avviamento al lavoro ed attività assistenziali e di accoglienza per giovani donne affette da H.I.V. presso la missione cattolica in cui opera Sorella Maria Negretto. É un Matching Grant di un importo complessivo di 40 milioni.
Al progetto partecipano i RC Rimini, Rimini Riviera, Berlino Nord, Liverpool e Vichy. Project contact: Italo Sala Prossima missione: Cameroun. Partenza giovedì 27 ottobre 2005 L’AMOA, ha risposto all’appello inviato da una infermiera italiana, Maria Negretto che da alcuni anni è responsabile di un laboratorio di analisi a Bafoussam in Cameroun, ed è in contatto con l’ospedale Saint Vincent de Pauli di Dschang, situato a 60 km da Bafoussam. Grazie ad internet, riesce a mantenere la corrispondenza con l’Italia, e si è fatta promotrice di un appello per la ricerca di un chirurgo oculista che vada ad operare ed insegnare nell’ospedale di Dschang ad un oculista camerounense che lavora già sul posto. Dunque formare ed operare. La dott.ssa Claudine Nkidiaka è un oculista congolese che vive ormai da diversi anni a Foumban dopo aver fatto un periodo di tirocinio in India.
Claudine si reca 2 giorni alla settimana nell’unità di oculistica dell’ospedale di Dschang creata da un oftalmologo giapponese (Prof Masuda), che quattro anni fa trasportò lì tutti i suoi strumenti. L’oftalmologo giapponese da qualche tempo non opera più essendo malato ed avanti negli anni, per cui la dott.ssa Claudine ed il personale dell’ospedale non riescono a far fronte a tutte le richieste di visite ed interventi chirurgici di pertinenza oculistica che ogni giorno gli vengono rivolte. Il nostro progetto in Camerun che coinvolgerà tre medici oculisti italiani, prevede di:
1. Visionare la strumentazione già presente presso l’ospedale di Dschang (Nord-ovest) 2. Fare una lista della strumentazione mancante 3. Operare e visitare i pazienti selezionati dalla dott.ssa Claudine 4. Progettare un percorso formativo per far raggiungere l’autonomia alla Dott.ssa Claudine in tutte le situazioni sia mediche che chirurgiche 5. Effettuare uno screening oculistico nella popolazione dei pigmei nella zona di Mintom nel sud-est del Cameroun ****** CAMEROUN: Baleng Sono più di trent'anni che l'infermiera Maria Negretto ha lasciato l'ospedale di Rimini e si è trasferita in Africa. In Cameroun svolge una intensa attività sociale, soprattutto in campo sanitario e formativo. Maria Negretto ha indicato come priorità di intervento il seguente progetto. THIO-VILLAGE DI BALENG La parrocchia, non lontana dal Centro sanitario di Baleng costruito con l’aiuto di Rimini, è alla periferia di Bafoussam, è di nuova costituzione e conta ventimila persone. Ha una scuola primaria con 1.200 alunni in aule precarie con pluriclassi. L’educazione dei bambini è una priorità dal punto di vista culturale, sanitario e religioso. Si vorrebbero realizzare: - AULE NUOVE per la scuola per ogni aula 15.000 euro - SALA POLIVALENTE: da utilizzare come aula magna per la scuola e come chiesa per la domenica 50.000 euro La nostra referente in loco è Maria Negretto. Partecipiamo al progetto nella misura del possibile. Sono disponibili: video-cassetta e foto.
http://www.caritas.rimini.it/html/progetti.htm#CAMEROUN:%20Baleng Progetto Cameroun

OGGI IN PRIMO PIANO 22 maggio 2003 LA CHIESA RICORDA OGGI SANTA RITA CHE HA VISSUTO IN MANIERA ESEMPLARE TUTTE LE DIMENSIONI DELLA FEMMINILITÀ. A CASCIA CELEBRAZIONI E UN PREMIO INTERNAZIONALE A TRE DONNE CHE HANNO INCARNATO I VALORI DA LEI VISSUTI -

Servizio di Tiziana Campisi - La Chiesa ricorda oggi Santa Rita da Cascia, moglie, madre e poi religiosa agostiniana, nota come santa dei casi impossibili. Nella cittadina umbra, da una settimana, migliaia di pellegrini visitano la basilica dove è custodito il corpo incorrotto delle taumaturga e depongono rose, i fiori che la simboleggiano, nella cappella a lei dedicata. Diverse le celebrazioni nei santuari e nelle parrocchie di tutto il mondo, dove la monaca è venerata. A Cascia sfilerà un corteo storico che ne ricorda la vita e tre donne saranno premiate con un riconoscimento internazionale per avere ricalcato, con la loro vita, le esperienze di Santa Rita. Il servizio di Tiziana Campisi. Una donna forte, umile e risoluta santa Rita da Cascia. Una personalità in cui si specchiano differenti vocazioni.
Vissuta tra il XIV e il XV secolo, appena quindicenne, sposò un giovane nobile per volere dei genitori. Nel clima delle controversie politiche dei casati dell’epoca, l’assassinio del marito la indusse al perdono e chiese a Dio una morte naturale per i figli anziché vederli macchiati di sangue per vendetta. A lei si deve la pacificazione tra famiglie in contrasto nell’Umbria di quegli anni. Monaca per quarant’anni fu esempio di docile creatura che si conformò alla volontà di Dio pregando e facendo penitenza. Oggi, per ricordarne la vita esemplare, viene conferito a tre donne un riconoscimento internazionale. Suor Imelde, religiosa del monastero di clausura di Cascia, ce ne spiega il significato. “Il riconoscimento di santa Rita evidenzia sempre come la donna, che ha saputo incarnare l’ideale di Rita nella vita quotidiana, ha sempre come humus, una volta di riferimento al Cristo”.
Quest’anno sono state premiate per la sua infaticabile fede e operosità nella vita quotidiana come donna, moglie e madre Maria Abigail Costa Amorin Guimaraes impegnata in diverse associazioni religiose, Zaira Spreafico per essersi dedicata alle disabilità infantili e MARIA NEGRETTO che da 34 anni vive in Africa, promotrice di campagne di educazione sanitaria e di svariate iniziative umanitarie. Ai nostri microfoni la sua storia. R. – Avendo saputo che in Africa c’è gente che muore perché non c’è chi li cura, o non ci sono i mezzi, ho preferito andare a servire quelli che sono più poveri. Ho piantato il mio lavoro e sono andata a fare un servizio in Camerun dove la lebbra era parecchio diffusa. D. – Che cosa le ha insegnato l’Africa? R. – L’Africa mi ha insegnato a ringraziare il Signore della vita, la vita come dono di Dio e ogni giorno ad apprezzare la natura. A vivere le bellezze del creato e a vivere in contatto con l’altro. D. – Quali sono le difficoltà più grandi che ha dovuto affrontare in Africa? R. – Non ho avuto grandi difficoltà. Ho fatto tantissime opere con il Signore. Adesso, come mio ultimo progetto vorrei aprire una radio privata cattolica in Camerun. Sto cercando chi mi può aiutare per impiantarla.
D. – Come vede la sua vita? Si ritiene felice? R. – Ho sofferto molto da giovane, perché ho avuto difficoltà a vedere cosa potevo fare della mia vita. Fino a 22 anni ho ascoltato il buon Dio, che cosa poteva volere da me. Sono sempre stata indecisa. In questa indecisione ho sofferto parecchio, però il Signore mi ha dato la grazia di essere chiamata nell’Istituto della Famiglia paolina di don Alberione. A 22 anni sono entrata nell’Istituto secolare di Maria Santissima Annunziata e mi sono consacrata al Signore. Poi è saltata fuori questa tendenza a dare il mio aiuto a chi ne ha bisogno. La consacrazione è una scelta che si fa non rinunciando a qualcosa, ma abbracciando qualcosa di più. Io sono una donna e mi sento donna, però ho abbracciato qualcosa che è più del corpo e della natura della donna. Ho abbracciato un amore che è infinito, un amore che mi riempie il cuore.